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Donde habite el olvido. (Luis Cernuda)
Furono le jarchas, precoci e preziose testimonianze di poesia volgare della letteratura spagnola delle origini, il luogo poetico del mio incontro con Alvise. Cominciò allora un cammino, che all’epoca immaginavo lungo, che ci condusse al mondo poetico raffinato e ricco di suggestioni di Antonio Machado e dei poeti della generazione del 1927, da Federico García Lorca a Luis Cernuda, da Rafael Alberti a Pedro Salinas. Ci unì la letteratura ed in essa la lettura della complessa, potente ed immaginifica poesia dei Secoli d’Oro spagnoli: l’estasi sublime di Juan de la Cruz, il verso senza briglie e di acceso fuoco creativo di Góngora, la colta, raffinata ed implacabile satira di Quevedo.
L’occasione della lettura superò ben presto i confini pur nobili del tutorato e si convertì in un sodalizio di amicizia e di affinità.Nei testi poetici Alvise ed io cercavamo le risposte o le non risposte all’inquietudine o alla gioia del vivere, del nostro vivere. I reciproci poeti preferiti e prediletti costituivano un nostro personalissimo ed esclusivo canone, separandoci spesso la persuasione di aver fatto ambedue la scelta migliore, amichevolmente inconciliabile. Palpitava in Alvise la non comune capacità di ascoltare.
Oggi è il pessimismo cosmico di alcuni versi di un sonetto di Góngora, la cifra di quel sodalizio, mutilato, reciso nel volto e nella presenza:
Godi collo, capelli, labbra e fronte,
prima che quel che nell’età dorata
fu oro, giglio, garofano, cristallo
non solo argento e viola disfiorata
divenga, ma con esso insieme tu
terra, polvere, fumo, ombra, nulla.
Ignoravo che Alvise con giovanile entusiasmo annotasse a guisa di brevi e acerbi testi poetici riflessioni e immagini. Molto di lui ho scoperto dopo la sua scomparsa, sicchè la sua urna è luogo di incontro, di corrispondenza mestamente univoca. Nelle sue parole scritte si evoca la conversazione, il sodalizio e l’affinità.
Guardo ancora alla vita - seppur con dolore e con angoscia si perpetui il ricordo dell’amico - con laico e razionale impegno: ho cercato nelle parole “a lo poético” di Alvise- con amata espressione spagnola - , il codice ed il simbolo, mai la chiave o la ragione, chè queste ultime appartengono all’ignoto, come ci rivela Antonio Machado:
Tutto di noi nell’anima
per misteriosa mano si governa.
Tacite, incomprensibili,
nulla sappiamo delle nostre anime.
Le parole dei savi più profonde
c’insegnano l’uguale
del sibilo del vento quando spira,
o del suono dell’acqua quando scroscia.
Luce, oblio, silenzio come nei versi del nostro prediletto Luis Cernuda:
“I muri nient’altro”
I muri, nient’altro.
Giace la vita inerte,
senza vita né suono,
senza accenti crudeli.
La luce, livida, sfugge,
e il vetro s’assicura
contro la notte incerta
di piogge impetuose.
Eretta, risuscita
come di nuovo la casa:
i tempi sono identici,
diversi gli sguardi.
Ho chiuso la porta?
L’oblio mi schiude
le sue nude dimore
grigie, bianche, senz’aria.
Ma nessuno sospira.
Un pianto tra le mani
soltanto. Silenzio, nulla:
l’oscurità che trema.
Se mai il tempo potrà imbrigliare il dolore, se mai il tempo ci convincerà dell’assenza di un prezioso ed insostituibile amico, se mai l’oblio potrà abitare in qualche luogo, allora le parole di Alvise ci apparterranno. Per ora abita in me il mesto ricordo di un fratello, la cui vita è racchiusa, come un palpito, tra due date troppo vicine.Mi vengono ancora una volta in mente le molte ore passate insieme a cercare di decifrare gli arcani della linguistica e della filologia, a leggere ed analizzare testi di autori spagnoli. Alvise era uno studente diligente, entusiasta per la letteratura: gli piaceva studiare, a volta gli risultava difficile, com'è successo a tutti noi, misurarsi con le discipline che lo allontanavano momentaneamente dalla letteratura. Tuttavia quando veniva meno l'entusiasmo, era solito aumentare l'impegno e l'applicazione.Ho avuto la fortuna di conoscerlo ed apprezzarlo anche al di fuori dei nostri impegni di studio.Ritengo che Alvise fosse una persona simpatica, felice, sensibile, non facile, corretta e generosa, molto attento alla gratitudine e alla lealtà nei rapporti umani, convinto delle proprie idee, senza essere ostinato, a volte introverso ed impenetrabile, mai banale. Amava molto la sua famiglia, credeva nell'amicizia, detestava l'ingratitudine. Ci dividevano parecchi anni, ma il sodalizio che si era instaurato tra noi annullava la differenza d'età: abbiamo discusso a lungo su tanti argomenti, a volte avevamo opinioni diverse rispetto a molte questioni, ma ci piaceva indugiare nella conversazione o nel dibattito ed esplorare con umiltà l'amata letteratura.Mi stupiva la sua predisposizione alla recitazione: era dotato di un talento straordinario di attore, di imitatore e di cantante. Spesso per stemperare la tensione dello studio imitava questo o quel personaggio pubblico, questo o quel docente (me compreso), questo o quel conoscente comune con una straordinaria bravura nel cogliere e parodiare caratteri, gestualità e modi di parlare. Con ciò dimostrava la sua non comune capacità di osservare gli altri e di ironizzare sui comportamenti umani con garbato umorismo.Nei giorni immediatamente precedenti il 22 marzo, ci eravamo frequentati e sentiti molto spesso. Non credo che riusciremo mai, se esiste, a sapere il perchè e forse non ci spetta. Ha scritto Eugenio Montale:"Non chiederci la parola che squadri da ogni lato/ l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco/ lo dichiari e risplenda come un croco/ perduto in mezzo a un polveroso prato/.Ero convinto che avrei fatto un lungo cammino con Alvise e che avrei condiviso con lui idee e progetti: dall'attività per l'Associazione dei laureati di Cà Foscari, al viaggio a Madrid, all'organizzazione di incontri di lettura di opere di autori spagnoli e di rassegne di teatro spagnolo, al quale si dedicava con passione ed entusiasmo. Non ci siamo riusciti. La parola ed il ricordo stridono di dolore. É difficile rassegnarsi, ma mi auguro che la rassegnazione si possa mitigare nello scrigno della memoria e della presenza delle esperienze condivise.Credo che la realizzazione dei progetti ideati con lui sia il modo migliore per sentirlo ancora tra di noi. Tutto il resto appartiene alla profondità e al silenzio del nostro dolore per la perdita di un amico.En tierra, en humo, en polvo, en sombra, en nada.
[Parte di questo testo è stato letto in occasione della XV Giornata Mondiale della Poesia (2 ottobre 2003), celebrato presso l’Ateneo Veneto di Venezia: Poeti prematuramente scomparsi: Alvise Marotta]
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