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Sempre vivo nell’anima
Con noi Alvise si era divertito moltissimo. Era il 1996.
All'epoca era ancora un ragazzino delle superiori, affettuoso, buono, educatissimo, un po' timido; si era rivolto a Gianni perché desiderava tanto provare l'esperienza del palcoscenico, voleva seguire la realizzazione di uno spettacolo di prosa e parteciparvi insieme agli attori.
In quel periodo avevamo ripreso un testo che ci aveva dato moltissime soddisfazioni: "Ruzante & Co.", (con la regia di Gianni Moi) e Alvise fu ben felice di rivestire il ruolo del "bravo" che, nel "Parlamento", alla fine della scena con Menato e la Gnua, irrompe in scena e bastona Ruzante.
Ricordiamo lo spettacolo all'Auditorium di Santa Margherita a Venezia, in un pomeriggio ventoso, freddo e soleggiato, preceduto da una serie di prove all'Aurora di Marghera alle quali Alvise, allegro ed entusiasta, non mancava mai. Anzi, aveva pure portato una sua compagna di scuola in sostituzione di una comparsa nel prologo. Gli piaceva molto il fatto di doversi mettere in costume rinascimentale, truccarsi, prepararsi con gli oggetti di scena.
Alvise è venuto con noi anche ad una serata per il Rotary, a villa Conestabile di Scorzè, dove ci avevano chiesto lo spettacolo per una charity. Alla fine della rappresentazione si aggirava tutto soddisfatto, con nostro figlio Michele, attraverso i salotti della villa scroccando aperitivi al cocktail delle dame organizzatrici. Ciò che ci univa era una certa qual comunanza : ci bastava un'occhiata per capire il seguito della storia. Il seguito non fu comunque allegro perché sul più bello che mi ero abituato a lui e a me che interagivo con lui, si allontanò dal nostro orizzonte.
Una svolta che viene dall'esser giovani pensai!
Ma la sua barca ormai era lontana, ad altri lidi rivolta, cosa normale alla sua età. Mi telefonò l'anno dopo perché voleva fortemente che io portassi "l'Uomo dal Fiore in bocca" per una sorta di festival che stavano organizzando sempre all’Auditorium in campo Santa Margherita, ma io ero impegnato e non sapevo, non sapevo e non capivo.
Ricordo di lui il sorriso irresistibile e quel suo abbracciarmi non come un figlio: come un amico, cosa che è molto di più.
Lo strano della mia vita è che chi mi lascia non lo fa mai per l'eternità: io covo una ineffabile malattia per cui chi se ne va rimane con me per sempre: sempre vivo nella mia anima.
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