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Grazie a te
Caro, carissimo Alvise
Come è strana la vita e come è strana l’altra sua faccia che noi uomini chiamiamo morte.
Non ti ho mai conosciuto mentre camminavi su questa terra e chissà se mai sarebbe successo.
Ma tramite Internet, un giorno, per caso, la tua immagine ed il tuo nome mi sono capitati davanti. Per “CASO”? Perdonami, non riesco a credere al “CASO”.
Mi piace di più quella cosa che ho letto da qualche parte: “Il caso è il modo che usa Dio quando vuole restare anonimo”.
Ed è stato forse questo Dio che da anonimo mi ha fatto trovare il tuo nome e la Fondazione che era nata per te.
Il computer. Chi mai si sarebbe aspettato che Dio usasse proprio questo mezzo per intrecciare i nostri fili d’oro.
Roba da matti!!! O forse, roba da Dio!
Non so dirti quale tasto lui abbia usato per attirarmi a te. Forse il Tuo sorriso dolce di ragazzo nel fiore degli anni, come i miei figli, forse il tuo strano nome le cui stesse iniziali contengono una così grande parola, Alvise Marotta, ALMA. Come se il caso o il destino (un altro nome dell’anonimato di Dio) già sapessero quale dono la tua vita e la tua morte avessero portato. E’ così che ho incontrato tuo padre Umberto con il quale ho cominciato una collaborazione per camminare insieme sulla strada da te aperta.
Non serve che io ti parli di tuo padre, lo conosci meglio di me. E’ non serve neppure che io spenda parole per la tua meravigliosa madre ed i tuoi fratellini. Non li conosco personalmente ma sono una presenza costante al fianco del tuo papà.
Insieme, a volte anche senza capire, stiamo trasformando il grande fardello di dolore che la vita ha loro offerto, per creare nuove opportunità, specialmente per i bambini e per i giovani, in questo nostro mondo che in questo momento ha bisogno che le forze di tutti si uniscano per far fiorire il più bel fiore che l’Umanità abbia mai ancora conosciuto.
Forse tu che ci guardi dall’alto (ma forse l’alto è così vicino a noi che fatichiamo a vederlo), ci puoi aiutare a trovare la via o a crearla e a crederci fino in fondo, per imparare a vedere la vita come gioia anche oltre le cortina di nebbia.
Forse, quando ti raggiungeremo o quando riusciremo a togliere quel velo invisibile che ci separa, scopriremo la bellezza di tutto, quella bellezza che oggi non sappiamo vedere quando il dolore ci opprime.
Grazie.
Grazie per l’opportunità d’incontri e di crescita che mi hai offerto, grazie a te ragazzo mai conosciuto sulla terra ma che guida i miei passi attraverso i fili invisibili del divino.
Con gioia e gratitudine
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