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[Intervento di Don Franco De Pieri il 13 giugno 2008 alla Assemblea AlMa al Candiani di Mestre]
La Fondazione Alvise Marotta
Per la Fondazione “Tia Zuleide Di Vittoria S.Antao di Recife Pernambuco Brasile
La Fondazione “Alvise Marotta”,
attraverso il suo fondatore dott. Umberto Marotta, da due anni aiuta in diversi modi questa piccolissima e lontana Fondazione Tia Zuleide di Recife composta da una cinquantina di bambini, abbandonati dai genitori, che arrivano o tramite le forze dell’ordine, o perché abbandonati, davanti alla porta della casa, per diversi motivi: il più frequente per la morte di entrambi i genitori, e l’abbandono del nucleo parentale o perché sottratti dal Tribunale dei minori a genitori giudicati incapaci della patria potestà, con storie molto tristi alle spalle come potete ben sapere. Quasi tutti hanno dei problemi, di carattere comportamentale, alcuni sono dislessici, qualcuno con forme di autismo, altri con senso abbandonico, comprese malattie di carattere fisico, contratte in ambienti poco igienici, o di malnutrizione.
La comunità vive all’interno del “sertao”, luogo arido e povero del Brasile, a 40-50 chilometri dalla costa dell’Atlantico, fatto di gente che tenta di sopravvivere allo spopolamento delle campagne. La zona soffre periodicamente di siccità naturali, da cui il nome, da impedire per più di un anno la coltivazione. Le case della popolazione sono tutte misere, ad un piano solo, costruite spesso in riva a dei fiumi, in quanto la terra è considerata demaniale e quindi non soggetta a prezzo, a compravendita, a tasse soprattutto.
In genere si tratta di terre comprate da latifondisti, e messe a lavoro da grossi coltivatori di canna da zucchero, dove questo è possibile, o a pascoli di bestiame. I contadini del Brasile non hanno mai avuto una sana riforma agraria, ma tutto è stato visto in funzione delle grandi imprese. Per questo motivo l’85% della popolazione brasiliana vive lungo la costa Atlantica creando le famose megacittà come San Paolo, Rio, Bahia, e Recife compresa, dove il 60% della popolazione vive in favela e nelle campagne dove non ci sono mezzi per sopravvivere. Il paese non ha mai fatto una rivoluzione sana, ne sociale ne agricola, è estremamente nazionalista. Il sistema fornisce il miglior calcio del mondo, così affermano loro, il miglior carnevale del mondo, le telenovelas televisive più comprate al mondo. Che di più? Se questo può bastare. Uno dei problemi più gravi è la violenza sociale, nelle città, una guerra tra poveri per la sopravvivenza nel territorio, il divario enorme, inconcepibile de noi, tra i ceto ricco e la normalità della popolazione, il divario delle strutture statali e pubbliche, e quelle private, all’abbandono, scuola per prima, ospedali per secondi, nelle strutture pubbliche e quelle private invece, in alcuni casi sono migliori delle nostre. La città è divisa in quartieri, ma non per importanza storica e artistica, ma per censo e per economia.
Tornando al nostro Vitoria S. Antao e alla comunità dei bambini, l’aiuto della Fondazione Alvise Marotta è stato e spero possa continuare su tre piani: il primo contribuisce alla strutturazione dell’insegnamento, sovvenzionando una insegnante di scuola elementare che ogni giorno va a fare i compiti con i ragazzi che ritornano dalle scuole del paese, che sono molto modeste e difficili da gestire.
Un altro sostegno importante è sostenere la mensilità di una “psicologa” laureata che assiste, con un orario concordato, i ragazzi nei casi più bisognosi. Si chiama Aure Nascimento, che invia due tre volte all’anno un rapporto sui ragazzi e il loro andamento in campo dell’apprendimento e della stabilità sociale. Lavoro molto importante. Il terzo impegno della Fondazione è quello di sostenere ad una scuola “superiore, e necessariamente privata, tenuta da delle suore, una ragazza della comunità, che si sia distinta nella capacità scolastica.
Di tutto questo il sottoscritto ringrazia sentitamente, in quanto mi sono fatto carico della vita di questa comunità, provvedendo al minimo necessario vitale per il mangiare, e alcune migliorie della loro abitazione, come il sistema di approvvigionamento dell’acqua potabile, di una cisterna per raccogliere l’acqua piovana, vista la penuria della pioggia nella zona del “Sertao” brasiliano.
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