|
Sono venuto a conoscenza della Fondazione Marotta grazie ad un depliant che mi è arrivato a casa, e che parlava del primo ciclo di incontri: "Levar le mani su di sé.
Ho cercato di ottenere un incontro con il presidente Umberto telefonicamente e, una volta incontrato, gli ho presentato la bozza del mio libro: "I due volti di Alessandro", che poi, dopo alcuni mesi, è diventato "Abbiate fede… il domani sarà meraviglioso" ed è stato pubblicato nella Collana editoriale della Fondazione.
Era un venerdì, e al pomeriggio sarei partito per Barcellona, la mia prima vacanza dopo esser stato chiuso in casa per oltre sei mesi a causa di una grave crisi.Umberto e i colleghi della Fondazione mi hanno adottato da allora, ed aiutato a venire fuori da questo mio periodo buio: tutti, nessuno escluso, mi hanno aiutato, e non evitato, come molti facevano fino ad allora.
Da quel lontano febbraio 2006, sono ormai due anni e più che collaboro con Marotta e i ragazzi della Fondazione, per un progetto più grande di noi: aiutare gli altri.
Non ho avuto la fortuna di conoscere Alvise, ma credo che sarebbe stato piacevole, e saremmo potuti essere buoni amici.
Ho avuto modo di leggere i suoi scritti, e la maturità con cui un ragazzo così giovane affrontasse e prendesse a cuore dei temi così grandi. Era colto, Alvise, e bravo a scrivere. Credo che sarebbe potuto diventare quello che voleva: scrittore, giornalista od altro.
Non ha potuto, perché il destino non ha voluto, eppure ora è nel cuore di molti, è nelle parole e fatti di chi gli ha voluto bene: è presente più che mai.
Non è facile superare certi eventi, ma se un modo c’è, è quello intrapreso da Umberto. Dare il nome di una persona ad un’opera grande e bellissima come quella della Fondazione.
A me ha aiutato molto, ha dato il modo di confrontarmi con persone sensibili, e belle dentro, di conoscere le storie dure di persone che come me hanno il disturbo bipolare.
Un senso alla mia vita, lo ha dato il dover venire qui: "Non importa a far che…", diceva il presidente, “ma vieni e ti distrai”. E l’abitudine a muovermi da casa è diventata certezza di essere utile ad uno scopo.
"Un senso alla mia vita…" dice il Vasco, e quale migliore senso ci può essere del dare una mano agli altri?
Grazie Umberto… grazie ragazzi della Fondazione…Un abbraccio a te Alvise… so che guidi la nostra mano nel progettare il tuo nuovo futuro…
|