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Un messaggio importante
Quando ho conosciuto Alvise ero un giovane specialista in psichiatria all'inizio di un dottorato di ricerca e mi occupavo dei pazienti ricoverati per disturbi d'ansia e/o dell'umore in una casa di cura. Alvise si trovava lì per problemi di tiroide ed i colleghi ci chiesero una nostra valutazione.
A parte la sua demoralizzazione per la diagnosi che gli avevano fatto e che lo costringeva ad una terapia ormonale sostitutiva, lo trovai anche sconfortato per le conseguenze della vitiligine. Ci teneva molto alla propria immagine, ma sin dal primo colloquio mi colpì la vivace curiosità con cui chiedeva chiarimenti medici ed anche lo stupore con cui accolse le mie domande sui suoi stati d'animo, i loro sbalzi e i momenti di ansia che li accompagnavano.
Abbiamo poi più volte discusso su queste sue perplessità e su che cosa potevamo fare per tenere sotto controllo le oscillazioni del suo umore ma la curiosità di entrambi e la fortuna di avere abbastanza tempo per parlare ci portava anche a confrontarci su temi a lui particolarmente cari, la vita universitaria, l'esperienza spagnola, gli interessi letterari. Mi colpivano i cambiamenti espressivi, la luce che si accendeva nei suoi occhi quando toccava certi tasti e mi piace ricordare la sua brillante voglia di conoscenza, le acute argomentazioni, la voglia di confrontarsi, di capire sé e gli altri. Mi fece leggere i suoi articoli, mi piacque molto quello su Lira ed Euro, la sua prosa era avvolgente e accattivante, acuto ed anche un po' polemico cosa che risulta sempre gradita ad un toscano come me.
Il lavoro dello psichiatra si fonda su un continuo stimolo alla comprensione della mente altrui ed ogni volta è un'esperienza diversa; possiamo vedere cento pazienti con lo stesso disturbo ma per ognuno ci dobbiamo calare in una realtà unica e trovare per questa una via per alleviare la sofferenza. Si tratta di trovare una chiave precisa per quella serratura. Le persone come Alvise, i giovani brillanti e proiettati al futuro, con grandi energie e progettualità a volte sconfinata ma anche con angosce, delusioni, contestazioni per le storture del sistema ti stimolano ancor di più. Così restiamo ancora più arrabbiati con noi stessi quando la situazione sfugge al controllo, accadono eventi imprevisti o incomprensibili che strappano un giovane alla vita.
Alvise ci ha lasciato un messaggio importante, quello di far capire meglio che cosa sia la sofferenza psichica, il dolore che patisce il depresso, la tristezza angosciosa, il peso con cui percepisce la realtà esterna, il senso di impotenza ma anche il rovescio della medaglia, l'agitazione, l'irrequietezza, l'irritabilità, la sottovalutazione dei rischi e le difficoltà a mantenere relazioni interpersonali stabili. Ci ha chiesto di parlarne direttamente, a chiare note, senza pregiudizi e vergogna per far sì che si arrivi prima possibile ad una cura per tutti, che non esistano più freni, timori e pregiudizi. Alvise ci ha lasciato fisicamente ma la sua immagine di giovane curioso, volenteroso, indipendente, sensibile, altruista, schietto, disponibile rimarrà con me, con noi, con tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.
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