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Maria Rosa Sunseri

Quel quarto d’ora insieme a lui…

Caro Umberto,

Cerco di comprendere, per quanto l’immedesimazione in questo caso non sia neppure paragonabile alla realtà, quanto possa essere tremendamente difficile ricostruire la propria esistenza e la vostra esistenza di coppia dopo una prova così dura. Ma farlo diventa un obbligo morale finché abbiamo la facoltà e i mezzi per continuare l’esistenza.

Da amica, se mi permetti di usare questa parola nei tuoi confronti e in quelli di Renata, posso solo offrire la mia disponibilità all’ascolto, allo sfogo, alla comprensione e il tentativo di lenire, sia pur momentaneamente, con qualche parola che sgorga deal cuore, un dolore presente e incessante.

Ma a volte ho il pudore di chiamarvi, di cercarvi perché penso di essere inopportuna, inadeguata e così mi tengo in disparte, ma sappiate che ci siamo e che potete contare su di me.

Prima di Pasqua ho incontrato un paio di volte la maestra delle elementari di Alvise; la Sig.ra Leonarda Russo, che mi ha pregato di farvi pervenire il suo sentito e addolorato dispiacere.

Ancora qualche parola per restituirvi una immagine di Alvise che penso abbiate il diritto di avere tra i vostri ricordi.

Il 18 marzo l’ho incontrato sotto i portici di Corso del Popolo, entrambi tornavamo da Venezia., mi ha inviato a bere l’aperitivo nel baretto vicino a casa mia. Ho avuto proprio piacere di trascorrere quel quarto d’ora insieme a lui perché mentre bevevo e palavo notavo che aver ritrovato il guizzo vivace dello sguardo, la sua capacità di gemellare ironicamente, ma bonariamente, fatti e persone. Così avevamo scherzato sulle “attributi” di Pippo Baudo e sulle “carrozzerie” della Manuela Arcuri e della Luisa Coma, sulle canzoni e i testi di Sanremo che si era appena concluso. Poi mi aveva manifestato la sua soddisfazione per aver concluso gli esami e per aver già definito il progetto di tesi.

Con affetto

 

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