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La nascita della nuova Russia
Il Ricordo - Il pensiero di Alvise

In questi giorni tanti avvenimenti e fatti di cronaca hanno lasciato il 1991 e quello fra questi che mi ha colpito maggiormente è stato il voltar pagina nella storia dell’U.R.S.S., la bandiera rossa è stata definitivamente ammainata dal Cremlino e il premier Sovietico ha dato le sue dimissioni. Questo è stato un fatto molto importante a livello mondiale, un avvenimento che chiude un’era e ne inizia un’altra. Durante il corso di quest’ultimo decennio un elemento rivoluzionario è nato in Russia la perestroika, che vuol dire cambiamento.
Essa è iniziata nel 1985 quando Gorbaciov viene eletto alla guida del Pcus, all’indomani della morte di Costantin Cermenko, egli ha 54 anni ed è il più giovane del partito dai tempi di Lenin; questi sono i primi segnali di una spinta di rinnovamento che a fine anno per la prima volta nella storia del popolo sovietico, trovano la conferma nel primo vertice tra il presidente degli Stati Uniti Ronald  Regan e lo stesso Gorbaciov a Vienna.
Un dialogo dunque che avvia alla fine della guerra fredda e le trattative del disarmo, trattative che si concluderanno a Washington l’otto dicembre dell’87 con l’accordo sugli euromissili. La storia della vecchia Unione Sovietica si è modificata anno per anno cambiando etiche sociali, dando ai cittadini una voglia incredibile di pace e libertà. A distanza di quattro anni, a luglio dell’anno scorso, con il presidente americano Bush, Gorbaciov firma il trattato per la riduzione degli arsenali strategici. Una nuova posizione quella dell’Unione Sovietica che permetterà agli Stati Uniti l’intervento unilaterale contro l’Irak nella guerra del Golfo. Gli obbiettivi politici del presidente all’interno del paese intanto si sono fatti chiari e vengono riassunti nelle due parole chiave: “perestroika”, cioè ristrutturazione, e “glasnost” trasparenza. In questi ultimi anni all’interno del governo russo si è cercato di separare stato e partito introducendo al “pluripartitismo” e rifondando il partito comunista.
Nonostante la popolarità crescente dentro, ma soprattutto fuori dal paese, la contrapposizione alla riforme di Gorbaciov prima sotterranee e poi sempre più aperte lo costringono ad una serie di mediazioni sulle riforme economiche, mediazioni che cominciano a sollevare le critiche dei democratici. Nell’88 un’U.R.S.S. ormai più evoluta riguardo il sistema politico si trova per la prima volta ad affrontare il problema dei conflitti etnici fra Armeni ed Azzeri, e l’impennata nazionalista dei paesi Baltici  che nel 90 uno dopo l’altro proclamano l’indipendenza. L’89 è comunque l’anno di maggior popolarità di Gorbaciov e la stessa Russia, la caduta del Muro di Berlino ne fa il simbolo di una nuova era di libertà all’est. Nello stesso anno è eletto presidente dei Soviet e segretario del suo partito, ma le riforma economiche Russe alla faccia dell’Europa procedono a rilento e il paese va verso il collasso.  
Cresce la disperazione e la povertà che culmina nel 90 con le dimissioni del Ministro degli Esteri Eduard Schevarnoz. Dalla lettura dei giornali e dai vari notiziari  televisivi possiamo capire che Gorbaciov ha scelto la strada del cambiamento assoluto tra le vecchie strutture totalitarie e i nuovi democratici radicali; questo modo di far politica tanto apprezzato in Occidente gli giocherà il consenso all’interno del paese.
Il colpe di agosto conobbe come protagonisti tutti gli uomini scelti ai vertici da lui. Il golpe si rovescia contro l’ex leader del cremino, ed anche se estraneo al colpo di stato, da questo momento ha perso molti poteri, quanto basta a Boris Eltsin, eletto nel frattempo presidente della Repubblica Russa per subentrare nella leadership. Michail Gorbaciov non è stato uomo del Partito Comunista, non dei radicali democratici, non dell’esercito, ne del KGB, per questo nonostante sia stato protagonista di una svolta storica senza precedenti, oggi nell’ex unione sovietica non si sprecano i rimpianti.
Il nuovo capo Boris Eltsin possiede ora la cosiddetta “valigetta nucleare”, il bottone nucleare sarà uno e la eventuale decisione sarà presa a quattro con i presidenti delle altre potenze nucleari. Gli accordi atomici di Alimatha piacciono alla stragrande maggioranza dei deputati della Repubblica che con l’anno nuovo si chiama Russia, né Sovietica, né altro Russia e basta In una comunità di stati senza presidenti, ognuno è sovrano e si deve arrangiare, questa filosofia porta al ritiro annunciato di ciò che resta dell’Armata rossa dalla principale zona di crisi dell’ex unione: la Georgia. Cosciente infine di dover pure qualche cosa all’immediato riconoscimento occidentale, Boris Eltsin garantisce che non passerà un solo secondo senza controllo delle 30.000 atomiche ex sovietiche.
Ora tutti noi speriamo che la Russia si riprenda e possa competere col mondo intero, perché una nazione ricca di terra, petrolio, gas, carbone, metalli preziosi e di intelligenza, con talenti di molti, dunque a mio parere non può e non deve rimanere povera.

 

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