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La famiglia come istituzione resiste alle mode dei tempi?
Il Ricordo - Il pensiero di Alvise

La famiglia nella nostra società che ruolo ricopre? È una domanda che ancor oggi ci si pone.
Dalla lettura dei giornali le statistiche sulla famiglia dimostrano una riscoperta del guscio familiare da parte di noi giovani. Il momento della reale conquista dell’autonomia si allontana e i giovani raggiungono così questo status dopo i 26 – 27 anni di età.
In questo lunghissimo vuoto i giovani e i giovanissimi sono esposti a sollecitazioni di ogni genere ed è venuto meno il modello di adulto da imitare. Si creano per tanto modelli e regole comportamentali tra coetanei difendendosi così da quel mondo adulto così diverso è difficile.
D’altra parte quando spiccava la figura del padre autoritario e del concetto di un’unità famigliare, la meta dei giovani era creare una famiglia.
Ho letto che, in quel periodo, i genitori non erano visti come amici, e a volte complici della quotidianità, ma come educatori e censori, e questa serie di proibizioni, nonché l'esasperazione di un severo rispetto del denaro e delle cose, ha maturato la voglia dei giovani di essere se stessi al di fuori delle dipendenze familiari, dando così origine al periodo delle contestazioni che pare ormai definitamene tramontato.
Oggi, a mio giudizio, l’unità familiare è ancora presente nella nostra società, e nella nostra nazione la famiglia rappresenta ancora molto bene l’apice di questa situazione che, per noi italiani, è stata sempre motivo di compattezza. Dunque, non vi è un freddo distacco all’interno della famiglia come quello di circa vent’anni fa, dove la società mutava la sua conformazione sociale, ma ci troviamo di fronte ad un ritorno ai valori tradizionali e all’accettazione delle norme di convivenza da parte di tutti i suoi componenti.
Anche il tempo libero dei giovani tende ad essere diverso, mentre la passata generazione era rappresentata da un modello di giovani impegnati in associazioni politiche a tutto campo, le nuove leve utilizzano il tempo libero in modo differente, e sport e divertimento fanno la parte da leone. In parecchi ci domandiamo dove sia andato a finire il modello classico della famiglia, e del buon educatore. Esiste ancora oggi o tende a sparire?
A mio parere, la famiglia, come istituzione, al giorno d’oggi resiste alle mode dei tempi, ma è differente da quella del passato proprio perché si pone di affrontare le problematiche e le esigenze dei figli, discutendole e parlando dei temi che un tempo non si accennavano minimamente. E così ritornando al modello classico credo che non sia ancora scomparso. Io stesso lo posso riscontrare nei nostri nonni paterni e materni, dove vige ancora un tipo di educazione basata sul rigore e sull’aiuto familiare. Comunque dai giovani si sente un lamento, e non ci sono modelli adulti credibili.
A mio giudizio qualunque famiglia, deve saper aiutare il giovane ad acquistare le virtù, e le capacità che lo rendano veramente uomo, come la lealtà, l’onestà, la giustizia, la fede, la forza e la bontà.
Molto spesso si insegna più facilmente ad occupare i primi posti, a guadagnare di più, a essere più spettacolari degli altri, piuttosto che a considerare gli altri come parte essenziale del proprio cammino e delle proprie esperienze di vita.
La famiglia, dunque, è la prima e più importante cellula dell’organismo sociale dal quale ne riceve i benefici e molteplici influssi;  è il baluardo che gli uomini possono opporre al dolore che è loro inflitto da altri uomini, è il rifugio a cui l’uomo stanco può sempre ritornare.
Credo che diversamente dalle generazioni precedenti, le nuove leve sentono due forti sentimenti contrastanti: la voglia di autonomia e la necessità della famiglia come elemento centrale della propria crescita sociale.
Due aspetti che esaltano la migliore qualità degli uomini e che, solo da un effettivo equilibrio, si potrà sperare in un mondo più sereno, più corretto e probabilmente più leale nelle diverse componenti delle generazioni che lo rappresentano.

 

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