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La droga e i giovani
Il Ricordo - Il pensiero di Alvise

Articolo pubblicato sul n. 1343 Anno XXV del 2 maggio 1993 “La Borromea”

La Pasqua del Signore è nel nostro passato e spero sia stata da tutti vissuta nella consapevolezza che essa è memoriale per la vita. Cristo è risorto, la primavera è in fiore, la natura si risveglia e il nostro spirito loda il suo Creatore. Questi segni di gioia stridono guardando alle difficoltà in cui si dibatte l’Italia, alla guerra in Bosnia che continua incontrastata a mietere le sue vittime. Il mondo lancia un grido di dolore, di disperazione e auspica la solidarietà.
Quello che tuttavia vorrei sottolineare è il pericolo numero uno per i giovani, in questa società industrializzata – civile e progressista, costituita da una polvere biancastra di maligne origini: la droga. Questa peste del 2000, colpisce milioni di giovani convinti di essere in qualche maniera i pionieri di uno sfogo, di una repulsione, di una mancanza di amore e di fede cristiana. È inaccettabile percorrere un vicolo cieco, è obbligo comune di cambiare strada. Con la fede, con uno scopo e un sano obiettivo bisogna salvare la vita di questi giovani malati invasi da un ospite desiderato solo psicologicamente.
Questa “giovane signora vestita di nero” miete le sue vittime, le sceglie e le conduce alla morte. Eppure anche noi vediamo quei volti sofferenti, scavati dal dolore distrutti da un irrefrenabile male di tali proporzioni. Siamo presenti, quando ai giardini pubblici notiamo le siringhe infette gettate nei cespugli. In uno stato di tale nome come questo genere non dovrebbero neppure accadere, eppure esistono. Non possiamo sostare alla finestra, lo stato siamo noi cittadini veri protagonisti di questo scenario nazionale. Una malattia in quanto tale va curata, ma per uscire dalla droga è richiesta al malato una forte volontà; noi tutti siamo sicuri che grazie alle comunità di recupero ce la faremo a salvarli.
La vita è un bene troppo prezioso e questi “angeli” caduti all’improvviso in fondo al mare, grazie a Dio e al nostro impegno di cristiani riusciranno a rivedere la luce della vita e solo allora l’oscurità e il male della droga, saranno solo un lontano e amaro ricordo, quando il sorriso ritornerà nei loro volti. Insieme possiamo farcela!

 

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