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In questo periodo “pre-Cresima” la nostra educatrice del gruppo “Milena 92” ci ha dato molte informazioni sulla Chiesa e sul significato di questo particolare appuntamento della nostra vita.
Ma, a mio parere, l’aspetto più importante è che Milena ha cercato di aiutarci a leggere ed interpretare la quotidianità, proprio sulla nostra condizione di giovani nella società, nella scuola , nella comunità e nella famiglia.
Noi tutti sappiamo che la società in cui viviamo, e che si avvicina velocemente alla soglia del ventunesimo secolo, è consapevole del proprio processo di sviluppo dettato da una avanzata tecnologia, ma in questo contesto noi giovani avvertiamo l’esigenza di sentirci utili, in una società dove vi è spesso incomprensione e indifferenza ai problemi della quotidianità. Certamente vi è anche una volontà di gioire per una giornata di sole, di saper ascoltare il rumore del vento invece che misurare l’intensità della luce o i decibel del traffico urbano.
Per i giovani d’oggi c’è dunque desiderio di ritrovare una genuina espressione di vita che probabilmente si va sempre più perdendo. Si può dire che molti sono rinchiusi in vere e proprie gabbie dorate spesso lontane dal mondo reale in contrapposizione alle persone più anziane che non comprendono gli atteggiamenti, l’abbigliamento, il linguaggio, la musica moderna, il modo diverso d’intendere i valori tradizionali, l’amicizia quant’altro sia espressione di un rapporto con la società.
Cari lettori non meravigliamoci, sono queste le generazioni educate da molte ore di televisione quotidiana, nelle cui famiglie i genitori lavorano entrambi e il tempo di parlare non c’è mai. Questa mancanza di comunicazione è probabilmente la vera malattia di questi anni e a questa mancanza i giovani sopperiscono con la voglia di ritrovarsi, oggi in comunità, domani in discoteca, poi allo stadio e via via nei veri templi dell’aggregazione giovanile. Tutti insieme, sconosciuti, per liberarsi, in parte dell’ansia e dal disagio di non riuscire a “comunicare” in un mondo che ne ha oggi più bisogno di ieri.
Quindi per il pianeta giovani, musica e sport, si possono definire valori “liberatori”, proprio perché non si è protagonisti ma spettatori. Probabilmente a molti piacerebbe rimanere così per sempre, non crescere dunque, ma continuare a vivere nel mondo dei sogni e del divertimento, dove la vita è espressione di gioco, felicità e speranza.
Ma la realtà, la “quotidianità” esprime anche valori di impegno sociale dove i giovani danno il loro contributo parlando di mafia, droga e violenze, cercando di aiutare quanti fra loro sono oggetto di queste insidie dei nostri tempi, alla ricerca dei valori positivi improntati sulla fiducia in se stessi, alla voglia di maggior sicurezza, di allegria e felicità, di amore e di preciso riferimento ad una ideologia concreta di vita.
Per concludere noi giovani “Cresimandi” dobbiamo ringraziare la nostra comunità, le nostre famiglie e la nostra educatrice, per il continuo impegno nei nostri confronti, certi che questo loro aiuto continuerà anche dopo la Cresima, permettendoci di recuperare sempre più quei valori che potranno darci maggiori certezze per un futuro migliore.
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