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Dopo “Tangentopoli” una primavera che porti giustizia e serenità nel nostro paese
Il Ricordo - Il pensiero di Alvise

Negli ultimi anni si è parlato sempre di più dei problemi del nostro paese, in tutti i campi, dall’economia alla sanità, dai trasporti al lavoro, dall’istruzione ai mezzi di comunicazione e così di seguito, fino alla cosiddetta “tangentopoli” e del pool denominato “mani pulite”.
Tutte queste argomentazioni hanno riempito costantemente le pagine dei giornali, ma ancor meglio sono entrate nelle discussioni di tutti i giorni, nelle case, nei bar, negli uffici e nelle scuole.
Ad accomunare tutte le discussioni c’è un comune denominatore, il mancato rispetto della legge da parte di un esercito di disonesti e di furbi. Personalmente, reputo che il fatto di parlarne sia espressione da parte di noi tutti di una voglia di democrazia e di giustizia.
Ritengo quindi di identificare nella parola legge un sistema di abitudini sociali, di costumi morali, di rapporti personali e di valori in cui una comunità si riconosce.
Questa cultura sembra modificarsi, perché tutto quello che al cittadino prima appariva illegale ora pare possa essere diventato lecito. Questi possibili cambiamenti di valori appaiono insopportabili e pienamente inaccettabili.
La storia ci riporta ad una Italia dove il sistema giuridico ha antiche e nobili origini, poiché gran parte del diritto odierno trae infatti la sua cultura dall’antica Roma. Ed è proprio da Roma, sede del nostro Parlamento, dove si elaborano e si approvano le leggi, che è nato il seme della disonestà, diffusasi velocemente in tutti i settori del nostro paese.
Ormai siamo sempre più abituati a sentire parlare di avvisi di garanzia, di condanne a pene detentive, di arresti domiciliari, di rinvii a giudizio, di corruttori e corrotti e tutti questi termini ci richiamano alla mente il duro lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, a chi nello Stato, lavora per lo Stato, per i cittadini e per il ritorno ad una situazione di legalità, ma ancor meglio ad un comune senso e rispetto della giustizia.
Probabilmente ciò è impossibile, visto che ogni giorno le vicende giudiziarie che vengono divulgate dai media, ci informano  su delle situazioni in cui la “legge” a volte non è uguale per tutti.Infatti, anche fra i magistrati, esistono diversità di interpretazione delle leggi e a subirne le conseguenze è il singolo cittadino e questo non è ammissibile in uno Stato moderno e democratico quale il nostro.Come giovane italiano, ritengo che la diversità di applicazione delle leggi da parte di un magistrato a danno di un individuo, sia ancor più grave del reato commesso da quest’ultimo qualunque sia il misfatto e qualunque sia il cittadino.
Un esempio di quanto sto dicendo è la situazione insostenibile riferita al gran numero di detenuti presenti nelle carceri italiane. Fra questi ci sono migliaia di persone in attesa di giudizio, a volte malate, spesso gravemente che non riescono ad ottenere gli arresti domiciliari, un processo, una indagine che tuteli la loro libertà e la loro dignità.
Siamo invece a conoscenza di casi particolari dove per alcuni ex ministri della precedente legislatura una soluzione veloce si è ottenuta.
Tutto ciò è scandaloso e produce nella gente un forte senso di sgomento, di impotenza verso uno Stato a volte arrogante, ingiusto e disonesto.
Nel frattempo noi giovani auspichiamo una primavera che porti giustizia e serenità al nostro paese, poiché la storia di questi ultimi decenni ce lo deve, nell’intento di ricreare così una leale coscienza civile negli uomini.

 

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