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Articolo pubblicato sul quotidiano “Nuova Venezia” in data 15 luglio 2001
Caro direttore, sono uno studente universitario della facoltà di Lingue e letterature straniere di Cà Foscari e quest’anno essendo ormai molto vicino alla laurea , mi sono recato come studente Erasmus in Francia a Montpellier, una esperienza bellissima che ora mi accingo a raccontare.
Per prima cosa mi sono accorto quanto importante sia l’eliminazione di ogni pregiudizio, di ogni luogo comune, per capire bene il termine Europa, nata politicamente con il Trattato di Maastricht il 7 febbraio 1992. Il nuovo Trattato ci propone già da ora ma ufficialmente con il primo gennaio 2002 di ricondurre in un quadro unitario - sia pure con un diverso grado d’integrazione- alcuni grandi aspetti tipici della sovranità nazionale: la moneta unica, la politica estera e di difesa, la libera mobilità scolastica, la sicurezza interna e la giustizia. Partire per questa esperienza per uno studente con il mio carattere era dunque una tappa obbligatoria per la propria formazione. Ho visto in prima persona quanto importante sia l’integrazione fra i popoli, quanto indispensabile sia il dialogo fra giovani studenti di diverse nazionalità che lavorano tutti per lo stesso obiettivo e con l’intesa che La Comunità Europea, non sarà più soltanto uno spazio economico omogeneo ma potrà e dovrà avere anche un anima per reggersi in piedi e portare a termine il sogno. Quel sogno che già cullava in quel passato che è divenuto presente per consacrarsi a mito, nella mente di John Lennon nella pace e nella tranquillità della campagna inglese. Da lui e da quei posti non potevano che uscire le parole e la melodia di Immagine: “immagina un mondo di solidarietà senza confini, di amicizia e amore dove non ci saranno più muri, ma solamente libertà, sogno, ideali di poesia e di musica, dove tutto il sapere deve misurarsi con loro. Riformulando i vari concetti, la musica diviene letteratura e con uno scambio magico la letteratura musica. Mi viene da citare per esempio A. Savino, scatola sonora, Milano pag. 279, “se la musica non scorre, non è più musica. Scorrevolezza e continuità di ritmo sono il fiato della musica: l’espressione dell’ideale moto della vita non come è, ma come vorremmo che fosse, la musica esprime in maniera più trascinante, come la letteratura, l’ideale moto della vita; è perché nella musica l’uomo ritrova quella stessa libertà ed ebbrezza che gli danno le corse veloci e soprattutto il volo”.
E l’Europa dei giovani sta volando ben alto aldilà delle monete uniche, dei trattati internazionali, del caffè ristretto, vola per costruire intelligenze fatte di emozioni, di sogni e di sana praticità.
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