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Finalmente un romanzo che appassiona e anche se è un romanzo tipico è portatore di una scrittura di una autrice molto interessante che contribuisce all’evoluzione del nuovo romanzo ispano – americano. Assume una posizione lontana dall’adesione ai canoni che legittimano la voce della donna. Non corrisponde a nessun stereotipo di scrittura ed esprime la posizione della narrativa attuale. È una scrittura che sovverte i paradigmi e mette in discussione qualsiasi egemonia, ironizza, demistifica, ed umanizza spazi dimenticati essenzialmente è un tipo di scrittura anti-autoritaria.
Si avverte dunque un tema sovvertitore. Il regno è la cucina e nel frattempo si assistono ad avvenimenti più importanti, frammenti ed aspetti e realtà complesse, che esistono in qualsiasi globalizzazione. Tutto ruota attraverso le ricette, ma si avverte però la frammentarietà. È una letteratura che trae origini dal Bolero Cinema e forma la letteratura contemporanea.
Nel novecento non ci sono più storie da raccontare: “ A tavola e nell’alcova si invita una volta sola”, queste sono le due tematiche del romanzo. Questo è dunque un romanzo scritto con freschezza ed ironia ed è un romanzo dalla struttura originale e curiosa: dodici capitoli abbinati ai mesi e costruiti attorno ad altrettante ricette, per rievocare un’intangibile e contrastata passione amorosa.
Fin dal loro primo incontro Pedro e Tita vengono travolti da un sentimento più grande di loro: l’amore.
Purtroppo a causa di un’assurda tradizione famigliare per Tita il matrimonio è impossibile, ma per umana volontà lei e Pedro si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto come cognati, costretti alla castità e tuttavia legati da una sensualità ancora più accesa. Nasce così una lunga serie di peripezie che sarebbe ingiusto (ed impossibile) poter riassumere: basti pensare che lo scenario è quello del Messico, d’inizio secolo, messo a soqquadro da Pancho Villa, e che i protagonisti sono anche l’inflessibile madre e due sorelle di Tita, le domestiche Nacha e Chencha, un affascinante ufficiale ribelle, un medico di buon cuore e una moltitudine di persone, fantasmi e animali.
Questo paesaggio ricco di magie e passioni il cibo rivela appieno i suoi significati, i suoi segreti e i suoi poteri: perché le squisite ricette preparate da Tita affondano le loro radici in un passato mitico, che non ha perso il suo vigore, perché quest’antica sapienza ha infuso negli accostamenti degli aromi la capacità di accendere risvegliare: desideri, ricordi e sentimenti, perché questo parlare è diventato impossibile, torte di compleanno e peperoni farciti alle noci, timballi battesimali e quaglie ai petali di rosa, possono trasmettere lusinghe e dichiarazioni, confessioni e seduzioni, fino a diventare il veicolo di una inedita comunione erotica.
Frutto di una godibile sapienza narrativa e di una raffinata arte culinaria, dolce come il cioccolato racconta con grazia, e allegria femminili una indimenticabile storia d’amore, in cui il cibo diventa metafora e strumento espressivo, rito e invenzione, promessa e godimento.
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