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Tutti gli uomini sanno che il bene più importante da ottenere e poi difendere è la pace, ma sanno anche che da sempre ci sono popoli oppressi che lottano per vedere riconosciuti i propri diritti e per difendere il proprio territorio. Evidentemente il concetto semplice di libertà, democrazia e pace ha un senso logico se si riesce a comprendere che il significato di ogni parola ha spiegazione se si conosce il suo contrario. Dunque non si può parlare di bene se il male non fosse da millenni, combattuto e conosciuto. Come d’altra parte una società povera non potrebbe essere individuata se non ci fossero società ricche ed evolute. Ma fra tutte le parole che gli uomini comprendono, ve ne è una, una sola, che è compresa e desiderata da tutti, ed è nella speranza di ogni popolo come simbolo di serenità, benessere, intelligenza e giustizia. Sto parlando della “pace”, un bene di enorme valore, certamente il più grande fra i bisogni dell’uomo, che l’umanità nel suo complesso non riesce a mantenere cercandola invece attraverso la guerra, la supremazia, conquista del potere economico, e di territori che hanno potenzialità maggiori rispetto ai propri. Nella lunga storia del nostro pianeta, le civiltà si sono evolute ma l’uomo desiderando la pace ha anche contemporaneamente cercato la guerra. Probabilmente la pace e la guerra sono le due facce di una stessa medaglia: l’umanità che cercando di integrarsi per sopravvivere, si scambiano spesso ruoli proprio come il braccio e la mente. Ci sono nazioni che difendono il proprio territorio ma nello stesso tempo partecipano a missioni di guerra, magari per riportare la pace, e azioni di guerra spesso a migliaia di chilometri dal proprio territorio.
D’altra parte quando la lettura dei giornali ci informa che sta per finire una guerra, contemporaneamente veniamo a sapere che ne sta per cominciare un’altra per motivi di volta in volta diversi, ma sempre per il desiderio di qualche popolazione di prevaricare i diritti altrui. In effetti i mezzi di comunicazione hanno reso molto veloce la conoscenza di questi fenomeni che in taluni casi, come la Guerra del Golfo, di due anni fa, sono diventati spettacolo, così, le ragioni e gli interessi prevalgono sulle coscienze degli uomini e come gli antichi colonizzatori distruggevano culture locali nel nome di una civilizzazione dovuta, oggi assistiamo, a tensioni, questioni autonomiste, religiose ed economiche, che caratterizzano gli anni ’90 in uno scenario di enorme incertezza sociale.
I paesi balcanici e i paesi dell’Est europeo sono allineati ai paesi del terzo mondo e del sudamerica, in una ricerca di un benessere che gli viene negato dai paesi più ricchi che difendono il proprio territorio non permettendo loro di varcare le proprie frontiere, o peggio ancora alimentando le tensioni interne fornendo armi.
Sappiamo anche che il 20% dell’umanità consuma l’80% delle ricchezze prodotte nel pianeta, ed è forse qui la spiegazione di una tensione internazionale alimentate da tutti i mali nati dal benessere come la droga, la prostituzione e la prevaricazione dei diritti umani. Bisogna cambiare il ragionamento che sta alla base della sopravvivenza dell’uomo, non più difesa dai più deboli che ci attaccano ma più aiuto e rispetto della dignità dei diritti di ogni essere umano, qualunque sia il colore della pelle, la religione e il paese che gli ha dato i natali. È una occasione per diventare uomini il cui unico ciclo rispecchia le coscienze pulite di cittadini di un solo stato: il mondo. Probabilmente ciò non avverrà mai, ma la speranza condivisa collettivamente è sicuramente un passo avanti e i giovani ne sono convinti. Ma i giovani diventano uomini e pertanto fra mille anni si conoscerà ancora il significato della parola pace. Non vi è certezza maggiore di questa.
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