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L’incanto della parabola di Kafka
Il Ricordo - Il pensiero di Alvise
La lettura ricopre un ruolo considerevole nella vita dell’uomo, che interessato, ricava, preziosi messaggi culturali che lo scrittore trasmette al lettore, diventandone così la fonte primaria di ogni sapere.La lettura riveste la maggior parte del mio tempo libero, dopo lo sport e altri interessi. Il libro che ho recentemente letto e che mi ha fornito molteplici tematiche e riflessioni, è stato “il processo” di Josef KafKa, il capolavoro dello scrittore praghese che più di ogni altro ha dato voce ai dubbi, alle angosce, alle inquietudini dell’uomo moderno.Josef Kafka rispecchia pienamente l’umore letterario degli uomini del primo novecento e questo si riflette chiaramente nella trama del libro. Qualcuno doveva aver calunniato Josef Kafka , poiché senza che avesse compiuto alcunché di male, in un grigio e triste mattino invernale, venne arrestato, privo di motivazioni logiche e di una compiuta analisi dei fatti.Comincia così, l’interminabile odissea giudiziaria e proprio con questo formidabile epilogo, prende forma il capolavoro narrativo di Kafka.Il processo, è forse il romanzo che negli descrive l’angosciosa condizione dell’uomo, in una società divenuta ormai troppo complessa, vissuta come un freddo meccanismo implacabile e indifferente a qualsiasi valore umano.Con l’arresto del giovane Kafka, cominciano anche una interminabile serie di guai che attendono, questo ignaro trentenne impiegato di banca, ad affrontare le tortuose vie della vita, finito senza sapere perché né per come, nelle strette maglie della giustizia. L’elemento primario che risalta nel “processo” è il sentimento di angoscia e della privazione totale della libertà, da sempre il bene più importante per ogni uomo.L’angoscia è dunque per Kafka il frutto della paura del nulla che ogni uomo nutre nel proprio animo, della mancanza di qualsiasi forma di libertà individuale.Inoltre mi ha particolarmente colpito anche una singolare citazione dello scrittore che dice:se sono condannato, sono non solo condannato a morire,  ma anche a difendermi fino alla morte. Questa affermazione dimostra la forza interiore di non cedere alla brutale realtà dei fatti, e l’estrema tenacia di un giovane ormai disperato, senza il proprio lavoro e privo dell’affetto dei propri cari.Questa assurda avventura, si trasforma in un incubo,  nel quale viene definitivamente annientata la propria dignità di uomo, che imperterrito è costretto a revisionare ogni scelta di vita proiettandosi in un futuro tenebroso, dove diviene sempre più arduo il tentativo di far luce al proprio infelice destino. Eppure nonostante i molteplici tentativi, nessuno riuscirà mai a spigargli il motivo del processo che un’autorità giudiziaria, incalzante ed enigmatica, gli ha intentato.Così lo sconsolato Josef Kafka, ispirato soltanto da un forte orgoglio personale, persegue una seria campagna di difesa. Trascura il lavoro per studiare le carte processuali, corre senza pace da un capo all’altro della città, in cerca di avvocati che potessero percepire la sua precaria situazione, di uomo defraudato dal sistema giudiziario.Purtroppo ogni tentativo si rileva invano al suo desiderio di salvezza e Josef Kafka avverte la misura della propria reale insufficienza e percepisce il proprio isolamento.L’organizzazione giudiziaria si rileva un gigantesco, impenetrabile muro di gomma, mentre la città assomiglia inspiegabilmente, sempre di più ad un immenso tribunale, in cui tutti sono misteriosamente a conoscenza del processo.Così dopo mille avversità che il destino gli ha riservato, abbandonato da chiunque prima lo conoscesse, Kafka, questo giovane bancario ferito nel proprio animo, i rassegna ad accettare passivamente una condanna che lui stesso, senza saperne il motivo, ritiene irrevocabile.A mio parere è impossibile non subire il fascino della parabola di Kafka, poiché intravedo una moltitudine di sentimenti, vi troviamo il senso della solitudine, della colpa umana, di una verità degradata, dell’angoscia personale, verso un mondo troppo ostile alla libertà, della impunità di un sistema corrotto, di una realtà quindi vista come una rete infinita di inganni che imprigionano l’uomo.Il “processo” racchiude qualcosa in più, contiene il destino di un modesto impiegato che scopre, improvvisamente, la propria sistematica rinuncia agli affetti, e afflitto da un incessante dolore, egli immagina utopicamente il trionfo della sua innocenza, era immediatamente quando la realtà si manifesta negli aspetti più atroci, egli abbandona la lotta e la sfida al destino. 
 

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