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I due volti di Venezia
Il Ricordo - Il pensiero di Alvise

Ogni città che ho avuto modo di visitare ha qualcosa di bello da ricordare, una particolarità che la rende diversa dalle altre e che ne evidenzia nel contempo la propria identità storica, ricca, particolarmente in Italia di tradizioni e cultura. Ma Venezia è un’altra cosa, è, una città incantevole unica al mondo, dai mille volti, che ha il potere di trasmetterti allegria in carnevale e tristezza in autunno e che ad ogni visita si presenta sempre diversa e sempre più bella. Una città adagiata sulla laguna, attraversata da uno splendido Canal Grande, sul quale si affacciano i più bei palazzi dei patrizi veneti che secoli di storia hanno portato ai giorni d’oggi in buone condizioni e piene di un fascino d’altri tempi.
In un’epoca dominata dallo stress, dal traffico, dal nuovo, dal post moderno e dal progresso in tutte le sue multiformi articolazioni, Venezia mi è sempre apparsa come una città vivibile e a misura d’uomo. E sicuramente il mio punto di vista è condiviso da molti che la ritengono una città magica dove il mormorio delle onde e l’andirivieni spumeggiante della marea si intersecano al color roseo del calore del sole creando situazioni di intensa e naturale bellezza che offre a tutti, in ugual misura, sensazioni di pace e di profonda quiete. Situazioni vissute nei campielli, nelle calli e in quelle parti della città dove la gente si ritrova e dove si svolgono tutte le attività determinano quei valori quotidiani che si tramandano da sempre e che così bene il Goldoni, il commediografo veneziano, di cui si celebra quest’anno il bicentenario della morte, ha descritto nelle sue commedie. Ho avuto modo di assistere in queste settimane ad alcune delle sue commedie e nonostante siano passati due secoli da quando sono state scritte, le situazioni, le storie e le ambientazioni erano attuali da farmi ritenere Goldoni un contemporaneo.
Ma la verità è che Venezia si presenta a me, al cittadino del 700 e al turista di oggi come una città che custodisce e riproduce al mondo la sua storia e le sue tradizioni.
Altra indimenticabile bellezza di Venezia è il patrimonio di musei e di chiese che tanti artisti hanno raffigurato nei loro dipinti e nei loro affreschi. Una città dunque completa, capitale mondiale dell’arte e del divertimento, dove tutto esprime valori che difficilmente si potrebbero trovare in altre realtà. Vi è stato poi un periodo, dal ‘500 al ‘700 che ha espresso al massimo la vitalità veneziana ed è proprio in quegli anni che si sviluppano le più belle testimonianze in tutte le espressioni artistiche, che ancora oggi e sicuramente nel futuro verranno ricordate. Ma Venezia che si presentava allora separata dal mondo, senza Ponte della Libertà, con quattro volte la popolazione attuale e che pur in un panorama di accentuata ricchezza e povertà sapeva costruire monumenti, pulire i canali e commercializzare prodotti con le Indie, con l’oriente e con il mondo. È impossibile, non essere affascinati da una realtà come la nostra, che non si identifica con nessuna altra e che offre a tutti la possibilità di entrare in un mondo del passato.
Ma ogni medaglia ha due volti e Venezia esprime anche tutte le problematiche dei nostri tempi, dove non c’è spazio per sogni ma bisogno di scelte concrete da parte di chi ci governa.
Servizi pubblici non all’altezza dei tempi e un invecchiamento della popolazione a ritmi spaventosi accompagnati da un decentramento urbano mai visto prima. Oggi siamo giunti a 75.000 abitanti, duecento anni fa eravamo tre volte tanto. Una città in mano a turisti che vi trascorrono tre giorni l’anno, non può sopravvivere ed è destinata a morire, resteranno i monumenti ma i veneziani, gli antichi cittadini della Serenissima non ci saranno più, diventerà quindi una novella Disneyland, una mega attrazione turistica mondiale. Non più maschere, Vivaldi, Cataletto, Tintoretto, grandi ma attrazioni a tempo, uno spettacolo teatrale senza attori con un palcoscenico che lentamente sprofonda nelle proprie acque, muto perché non ci sarà nessuno a parlare e a protestare.
Dunque una città in vendita per inerzia dei suoi stessi proprietari. La Regata Storica alla RAI, Palazzo Grassi alla FIAT, il Carnevale a Berlusconi, le case ai milanesi e via via ci troveremo con ricordi collettivi e dovremo pagare un biglietto per assistere allo spettacolo, per visitarla.
Ma nel frattempo l’acqua alta diventerà sempre più alta, e nei canali non passeranno più barche, le abitazioni sprofonderanno e le gondole rimarranno uniche struggenti testimonianze di una città di una volta: la mia Venezia.

 

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