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Gioia, felicità, stupore, sentimento e sguardo
Il Ricordo - Il pensiero di Alvise

Diceva Orazio “Non sai quante cose ci sono in cielo”. E aveva sicuramente ragione ma come poterle individuare? Probabilmente consapevoli che la gioia ci viene dalla contemplazione e che la stessa è felicità e che la felicità è  poesia. Dunque è con ammirazione e  abbandono che noi contempliamo e  ritorniamo alla vita. E allora è fondamentale leggere e capire che la poesia è poesia, che il pensiero dura e la contemplazione si spegne, che ogni volta che qualcuno guarda qualcuno, si è pronti a rinascere un’altra volta. Capire inoltre come potrebbe la luce risplendere nell’occhio se l’occhio stesso non fosse luminoso? Capire che nel frammento c’è la vita, c’è l’Universo e che il frammento può essere un gesto, un suono, una voce o un profumo.
E allora cerchiamo di capire il significato di alcune parole importanti nella collettiva comprensione della quotidianità come gioia, felicità, stupore, sentimento e sguardo.  

Gioia 
Cosa è la gioia se non una sensazione di piacere diffuso suscitato dall’appagamento  di un desiderio o dalla previsione di una condizione futura positiva?
Da questo punto di vista la gioia si contrappone alla tristezza caratterizzata da una visione negativa del futuro. Quando le condizioni che provocano la gioia si verificano indipendentemente dalle azioni del soggetto, tale emozione è accompagnata da stupore. Se si prescinde dalla connotazione temporale che interviene nell’abituale definizione di gioia, allora questa figura assume i caratteri descritti da B. Spinoza in ordine all’accoglimento  della necessità del tutto. Motivo, questo, ripreso in modo più radicale da E. Severino (Destino della necessità- 1980 pagg. 594-595) per il quale “ come superamento della totalità della contraddizione del finito, il tutto è la gioia. La gioia è l’inconscio più profondo del mortale.  

Felicità
E cosa è la felicità  se non  una condizione di benessere di rilevante intensità caratterizzata dall’assenza di insoddisfazione  e  del piacere connesso alla realizzazione di un desiderio?
Nel suo nesso con il desiderio la felicità rivela il suo carattere circostanziale, cioè il suo legame  a condizioni di fatto complessive e transitorie da cui dipende anche la sua caducità. La felicità, oltre che al presente, può essere riferita al passato quando si associa ad uno stato trascorso, addolcito dal ricordo e reso estraneo dalla possibilità di venir contaminato da nuovi eventi, o al futuro come situazione limite, punto estremo della tensione che proietta l’uomo verso l’appagamento dei desideri e delle aspirazioni che accompagnano la sua vita. Accanto alla nozione di felicità come pura e semplice soddisfazione del desiderio è andata storicamente affermandosi una nozione che, connettendo la felicità alla virtù e alla saggezza, approda all’idea di una felicità collettiva, sociale e culturale, risultante dal giusto equilibrio tra desideri e dati di realtà, con conseguente analisi del sistema di piaceri e del loro funzionamento complessivo nell’ambito delle relazioni che legano l’uomo ai suoi simili. L’idea che la condizione umana esiga una dialettica di dolore, sforzo e impegno per far giungere a tale equilibrio, inserisce la nozione di felicità nello spazio teorico in cui si compenetrano pubblico e privato, politica e morale.
Questo passaggio è così segnato  da S. Freud:  Se la civiltà impone sacrifici tanto grandi non solo alla sessualità ma anche all’aggressività dell’uomo, allora intendiamo meglio perché  l’uomo stenti a trovare  in essa la sua felicità. Di fatto l’uomo primordiale stava meglio perché ignorava qualsiasi restrizione alle proprie pulsioni.
In compenso la sua sicurezza di godere a lungo di tale felicità era molto esigua. L’uomo civile ha così barattato una parte della sua possibile felicità per un po’ di sicurezza”.  

Stupore
Credo sia giusto definire lo stupore come uno stato psicopatologico caratterizzato da un rallentamento psicomotorio, da un pensiero improduttivo e da un comportamento passivo associato ad un donubilamento della coscienza ed a una inibizione delle capacità volitive. Lo stupore non costituisce una sindrome unitaria, ma la forma esteriore di diversi stati interiori come apatia, inibizione, angoscia, torpore, perplessità. Si manifesta nelle psicosi organiche, negli stati confusionali della schizofrenia, nelle depressioni endogene e nell’isteria.  

Sentimento
Altro termine usato spesso e forse mai compreso bene per l’importanza che ognuno dovrebbe dare al significato  di questa risonanza affettiva meno intensa della passione e più duratura dell’emozione, con cui il soggetto vive i propri stati soggettivi e gli aspetti del mondo esterno.  Il sentimento è stato oggetto di analisi  e di considerazioni specifiche nell’ambito della psicologia del profondoNel campo della fenomenologia i contributi più significativi sono quelli di M. Scheler che partendo dal motivo pascaliano secondo cui “il cuore ha ragioni che la ragione non conosce”, rivendica uno specifico tratto conoscitivo della dimensione sentimentale che consiste nel modo di apprendere, acquisire atteggiarsi di fronte ad uno stato emotivo . Inoltre mentre lo stato emotivo ha un legame casuale con l’evento che ha prodotto, il sentimento è originariamente aperto al suo oggetto che è il valore dell’evento, per cui soffriamo di non poterci rallegrare quanto il valore dell’evento meriterebbe, o viceversa.  Prima di qualsiasi morale, religione e filosofia, il sentimento intuisce i valori che si distribuiscono in una scala promossa dai sentimenti connessi con la percezione come il piacere e il dolore, dai sentimenti vitali come la pienezza, il vuoto interiore, la tensione, dai sentimenti animici come l’amore l’odio, la gioia, la tristezza e sai sentimenti spirituali relativi al senso dell’esistenza e del mondo, come la speranza, la disperazione, la beatitudine, l’estasi. Anche M. Heidegger coglie nella situazione affettiva una caratteristica ontologica dell’esistenza umana in cui si esprime la tonalità emotiva con cui l’uomo è aperto al mondo. La situazione affettiva “non solo caratterizza ontologicamente l’Esserci ma, in virtù del suo aprire, assume una importanza metodica fondamentale per l’analitica esistenziale”.
La situazione affettiva designa quel “trovarsi lì” dell’uomo nella sua apertura al mondo, che è una apertura sempre sentimentalmente determinata. Ciò che in sede ontologica designiamo con l’espressione “situazione emotiva” è anticamente noto nella quotidianità sotto il nome di tonalità emotiva , umore.  

Sguardo
Infine nello sguardo vedo la forma più interessante e fondamentale di interazione tra gli esseri umani a partire dai primi stadi della vita. Quando, dopo poche settimane prende avvio la relazione madre-bambino. I segnali trasmessi dallo sguardo, pur essendo differenziati da cultura a cultura, esprimono il mondo delle emozioni e delle intenzioni, a partire da quelle più semplici, come le forme di avvicinamento, fino alle più complesse che danno espressione all’amore e all’odio.
In ambito fenomenologico lo sguardo è stato considerato come la forma originaria dell’essere per altri in quel gioco della soggettività dove lo sguardo, come scrive J. P. Sartre è la fonte di ogni oggettivazione” prima di tutto, lo sguardo altrui come condizione necessaria alla mia obiettività , è distruzione di ogni obiettività per me. Lo sguardo altrui mi raggiunge attraverso il mondo e non è solamente trasformazione di me stesso ma metamorfosi totale del mondo. Io sono guardato in un mondo guardato. Lo sguardo altrui nega le mie distanze dagli oggetti e dispiega le sue distanze. Dallo sguardo Sartre fa discendere la vergogna, il pudore, lo spazio delle possibilità dell’esistenza, e l’essenza nascosta del potere. 

 

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