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Addio lira: il grigiore della concretezza
Il Ricordo - Il pensiero di Alvise

Articolo pubblicato sul quotidiano “Nuova Venezia”  in data Gennaio 2002

Gentile Direttore, le scrivo per discutere insieme sulla decisione di porre fine al lungo cammino della lira da parte dell’Unione Europea per dar vita all’euro. Guardando un po’ alla storia della prima notiamo che il nome lira deriva dal latino libra, (libbra) che per i romani era un’unità di peso pari a 327,45 grammi. La lira divenne unità monetaria solo più tardi con l’introduzione, da parte di Carlo Magno, della libbra “pesante” (408 grammi), nel 793 d.C. Per molto tempo infatti, la Lira non è esistita fisicamente come moneta, ma dato il suo alto valore, fungeva solo da “unità di conto”. Anche a Venezia la adottano nel XVI secolo ma la prima vera e proprio Lira Italiana (basata sul sistema decimale 100 centesimi = 1 Lira) fu coniata da Napoleone nel 1808, il sistema decimale fui poi recepito nel Regno di Sardegna e con esso si diffuse in tutta Italia e divenne moneta nazionale  al momento dell’unificazione del 1861. Terminata questa indispensabile parentesi storica  arrivo al dunque,  non crede anche lei che la scomparsa della nostra moneta sia un lutto? Come la perdita di una duplice identità: quella di un individuo e di una collettività, lo “stato” e la “zecca italiana” che emettono monete e banconote “italiane” per “tutti gli Italiani”. A mio avviso chi sottovaluta il problema del distacco, della fine di un’epoca, rischierebbe di non comprendere un evento emotivo, individuale e collettivo di grandissima portata. Psicologicamente è come aver definitivamente abbandonato un codice monetario di scambi, rassicurante, espressione, di una unità con le altre persone, familiari e non, per accettarne uno “sconosciuto”. Non pensa anche lei che per l’introduzione di questo nuovo codice monetario l’euro, di comunicazione e scambio, simile, forse, ad un parente acquisito e sconosciuto, ci volesse un referendum, che fosse l’espressione democratica del volere popolare? Ora temiamo di ricevere un trattamento che mette a rischio le nostre sicurezze. È una novità che sembra impoverirci; che sembra dividere a metà e, poi, diluire in centesimi le tonde garanzie dei nostri prezzi. E poi diciamocelo pure è una moneta scomoda, è di questi giorni la notizia dell’incidente, per fortuna a lieto fine, di un bambino di Vigevano che ha ingoiato una monetina di 50 centesimi. È una moneta che ci fa temere di essere truffati, non pensa? Si sente il peso di un funerale di cui non si può perdere il controllo della situazione. Vogliamo capire tutto, volgere la sfortuna di una moneta così diversa dalla nostra , quasi una malattia, nel controllo che non consenta al “contagio” della paura per la morte della lira, di impossessarsi di noi. Così, per l’angoscia antica della fine per la quale è, ci può prendere. E abbiamo bisogno di verifiche, di conferme, di controlli, di rituali, individuali e collettivi che si ripetono del tipo perché certi registratori di cassa hanno già eliminato il doppio prezzo Euro - Lira, nel tagliando fiscale? Non è ancora tempo!Per concludere volevo informare i Suoi lettori che la lira non è ancora definitivamente morta, che a febbraio 2002 sarà messa in vendita naturalmente per i collezionisti l’ultima moneta che la zecca l’anno scorso ha stampato per il centesimo anniversario della Morte del compositore italiano, Giuseppe Verdi e che riporta da un lato la sua l’effige e dall’altro una facciata del Teatro la Scala di Milano. Dunque un addio patriottico sulle note del “va pensiero”, per la lira. Addio lira! Come diceva il poeta Cardarelli, “la vita è mutevole tempo”, e anche tu non ci sarai più ma ci mancherai e tanto. 

 

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