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Alla ricerca di una pace che non c’è
Il Ricordo - Il pensiero di Alvise

Alle soglie del 2000, la pace è certamente il dono più prezioso che sia concesso all’uomo, ma purtroppo sappiamo che non è tutto così semplice e lineare e fin dall’antichità il termine guerra voleva significare morte e distruzione e così gran parte delle popolazioni esistenti al mondo hanno sperimentato direttamente questa arma tagliente che umilia e degrada lo spirito e la moralità del genere umano. Attualmente molti contrasti pongono intere popolazioni alla disperazione e alla tragedia, come per esempio nella Jugoslavia, frantumata da molteplici delitti di sangue dove ogni giorno vi sono migliaia di morti senza far distinzione fra donne, giovani e uomini. Questa gente è vittima di una guerra fratricida fra fazioni di eserciti militari che vogliono dividere questa nazione già distrutta dal dolore per l’ingente perdita di oltre 2000 persone. Guerra dunque come sinonimo di distruzione, e lo spirito dell’uomo che è tendenzialmente malvagio, si sbizzarrisce creando dalla propria gente dei soldati di morte.
Questi messaggeri di una amara esistenza posseggono tutte le armi possibili ed immaginabili, fuorché certamente l'intelligenza. Infatti la lettura dei giornali ci informa che solamente a Ragusa, Zagabria e a Zara la gente è prigioniera, i cecchini invadono le piazze e le strade sono minacciate da altrettanti strumenti di morte. La gente a differenza dei suoi leader è umiliata e  indegnamente ha sofferto troppo in questi anni e ora cerca di cambiare il passato nella speranza di un avvenire più  sereno per l’intera umanità.
Assistiamo ad un grido unanime di solidarietà che circola nel mondo ma che sembra essere perennemente  ostacolato da interessi di parte e dalla predominante sete di potere che molto spesso è a capo di guerre interminabili. Continuando nessuno si può dimenticare il conflitto di due anni fa fra il Kuwait e l’Irak. Quella è stata una tipica guerra che mirava a interessi economici per motivi ben precisi: il petrolio. E ciò dimostra che la guerra è stata da sempre parte integrante della vita politica di molte nazioni che speravano e sognavano nuovi orizzonti.
È il caso del fascismo dove i regnanti vedevano che l’unica soluzione di prestigio era quella di conquistare terre e diventare protagonisti a livello internazionale. A distanza di tanti anni è difficile trarre un bilancio di questi eventi ma io auspico che nel futuro prossimo del nostro paese ma anche dell'intera umanità, regni la pace nella politica e nel pensiero. Cosa sarebbe la vita senza la pace? Credo, una tetra dimora di sopravvivenza: così si potrebbe  codificare un’affermazione di tale genere.
In sintesi, la vita e la pace in sé sono gli unici elementi in cui l’uomo deve credere per approdare in una esistenza serena e consona alle esigenze dell’individuo all’interno della società. Ed ora sta a noi organizzarci per il meglio sperando che la pace se ottenuta e voluta dall’insieme delle persone e non dal singolo possa finalmente sconfiggere la guerra fratricida fra i popoli. 

 

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