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Le testimonianze delle Scuole Medie Superiori

Quando Alvise venne iscritto all’Istituto Parini di Mestre, una delle più antiche istituzioni scolastiche di Mestre (è nato nel 1937) sapevo della sua  propensione per gli studi umanistici, ma nello stesso tempo ero anche a conoscenza della volontà di ottenere un diploma che potesse aprirgli più opportunità per entrare nel mondo del lavoro e così in famiglia speravamo  in una sorta di doppia opportunità che questa scuola privata, molto conosciuta a Mestre, presentava per il primo biennio, con più lingue da studiare e con una preparazione che avrebbe dovuto portare gli studenti ad ottenere una sorta di “baccalauréat” alla francese. Quel progetto si spense un po’ alla volta, ma nel frattempo Alvise aveva fatto amicizia con i suoi compagni di classe ed i professori lo apprezzavano e gli volevano bene, un affetto che lui ricambiava con trasparenza. Così alla fine rimase.

Ora sono passati 16 anni dal suo diploma e ogni tanto qualcuno dei suoi compagni di classe consultando internet viene a conoscenza della attività della Fondazione AlMa dedicata ad Alvise e così si  fa vivo, magari con una telefonata, una mail, ricordando con qualche aneddoto quei cinque anni passati insieme, i viaggi di studio fatti, come quello a Courmayeur in quarta e quello in quinta ad Atene.

Con alcuni docenti il rapporto è stato invece più frequente e  negli ultimi tempi lo hanno raggiunto nella sua nuova casa quattro persone a lui particolarmente care: il prof. Guido Vianello, il preside del Parini, poi Gennaro Schioppa, che la casualità della vita aveva visto anche mio docente alle scuole medie ed il prof. Renzo Scopinich, che proprio nell’estate del 2010, pochi mesi prima della sua morte, dopo alcune telefonate era venuto a trovarmi negli uffici della Fondazione e a parlarmi di Alvise, di quegli anni  e della sua vita personale. Ci eravamo così salutati con un abbraccio e con la promessa di vederci da lì a qualche tempo, ma so che certamente ora quel discorso interrotto lo ha ripreso con Alvise, magari proprio insieme al prof. Schioppa, che inevitabilmente starà commentando l’incontro con qualche massima latina, una di quelle che Alvise, imitandone la voce, ricordava spesso, a volte per aprire un nuovo discorso… “Tantum homo potest, quantum scit” (L’uomo può tanto quanto sa).

Infine Francesca Conci, la professoressa di Inglese, che più volte aveva invitato Alvise ad andare a trovarlo nella sua abitazione di vacanza ad Asolo.

E allora ecco pronte per la vostra lettura le testimonianze di questo pacchetto, il quarto che ho preparato, quello dei Pariniani che vi presento nelle prossime pagine, partendo da quella della prof.ssa di italiano Maria Josè Amato e a seguire quella di “Annamaria”, commissario agli esami di maturità,  di Tiziano Bianchi, allora giovane docente, e poi ancora le sue care compagne di classe, Valentina Busato e Romina Martignon e due del suo caro amico Giacomo Pugni.

Poi potrete leggere il contributo del professore di diritto, l’avvocato Fabrizio Schioppa, figlio di Gennaro, che ha sempre dimostrato molto affetto per Alvise e molta attenzione alle attività della Fondazione a lui dedicata, ed infine una breve testimonianza del professor Andrea Vianello e le due lettere di Fabiola Voltolina e Francesca Conci, la prima sua compagna di studi di Lingue a Ca’ Foscari, ora docente proprio al Parini, e la seconda, la madre, sua professoressa di Inglese. Ricordo che Alvise aveva molto lavorato per fare  il classico Papiro di Laurea per Fabiola, quel foglione grande, alto un metro e largo settanta centimetri, pieno di parole e disegni che hanno colorato sempre l’atmosfera dei giorni di laurea di ogni studente universitario con il riconoscimento pubblico, e  che un tempo veniva incollato sui muri delle strade e sulle vetrine dei negozianti amici. Con una certa tristezza debbo dire che di questi Papiri oggi se ne vedono sempre meno in giro, nonostante i laureati siano quintuplicati in pochi anni.

Pare proprio che tutto cambi velocemente per seguire nuove regole, nuove mode, che lasciano in seconda linea emozioni che appartenevano di diritto ad ogni giovane, ma anche agli amici, alle famiglie e pare che tutto ciò si stia perdendo anche a causa di alcuni problemi sollevati dalla pubblica amministrazione, che a mio parere dovrebbe invece promuovere queste vere e proprie tradizioni che appartengono alla cultura del nostro paese.

 

Ma eccovi il diploma di Alvise, conseguito in un caldo mese di luglio del 1996 e poi di seguito le testimonianze… e con queste undici che andrete a leggere sono sinora ventisette.

 

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