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Don Giacomo Basso PDF Stampa E-mail

 

Più semplicemente Giacomo, l’amico di Via Bellotto, con la sua casa confinante con quella dei nonni materni Dario e Tina. Lui e Alvise sono nati nelle stesse settimane e sono tanti i momenti della loro infanzia e non solo che hanno passato insieme. Solo qualche mese prima, a fine 2001, avevano sciato insieme a Sappada.  Tanti ricordi belli del loro crescere e la certezza di Giacomo di fare il prete sin da piccolo. E così da anni è parroco ad Ol Moran, missione della Chiesa Veneziana in Kenya e sono certo che nelle sue preghiere Alvise ha un posto speciale. In quella località, lontana qualche migliaio di chilometri da Mestre, anni fa l’associazione “Figli in cielo” finanziò, tramite il mai dimenticato Monsignor Giuseppe Visentin, una piccola cappella e a perenne memoria venne messa una targa con i loro nominativi e fra questi vi è anche quello di Alvise.  Copia di quella targa è ora affissa nella sala riunioni della Fondazione AlMa a lui dedicata ed ogni giorno mi fermo a  leggerla con molta commozione, rivolgendo una preghiera per i tanti giovani, così speciali, presenti in quell’elenco, ma anche per Don Giacomo, la cui scelta di vita mi ha sempre emozionato.

 

I ricordi non vanno cancellati

 

Non so dire i grandi elogi per chi non è più di questa vita. Mi pare buono, piuttosto, raccogliere i ricordi e i sentimenti; sento il bisogno di pregare. Altrimenti mi dà l’idea di mitizzare le persone e così tradire la loro memoria. Alvise, infatti, non era un mito. È stato una persona semplice, bella, che mi piace ricordare. Mi piace ricordare anche quando ci si arrabbiava: aiuta a custodire quello che fu un rapporto vero, concreto, tra amici.  Alvise, compagno di giochi d’infanzia: questo rimane per me, ma non solo questo. Non ricordo per nulla il momento in cui ci siamo conosciuti, perché è difficile che i bambini si ricordino la prima volta che si incontrano. Fino a un anno fa vivevo in via Bellotto, appena fuori Mestre, verso Zelarino. Vicini di casa ci sono i nonni Tina e Dario: i signori Boni, per tutti quelli della via. Da buon mestrino di centro, Alvise, appena poteva – soprattutto nei mesi più belli dell’anno - stava dai nonni. E lì, avendo la stessa età, ci si frequentava, per giocare. I ricordi di quei giochi non sono pochi. Punto di incontro era il giardino dei nonni; più raramente a casa mia. E come sono semplici e belli i giochi di due bambini, così furono i nostri. I ricordi vanno proprio su cose semplici, e per questo belle. Erano i bei pomeriggi trascorsi insieme.

Si diventa più grandi. Certi giochi con le auto, o con la terra, o a scovare le talpe del giardino, passano di interesse. Per le strade diverse che prendono le nostre storie ci si frequenta meno. Così ho perduto di vista molti compagni di infanzia: non ci sono state altre occasioni per vedersi e non ho saputo più nulla di loro.

Con Alvise, invece, si era mantenuto un certo legame, con molta simpatia e con la stessa semplicità: o perché lui tornava talvolta a trovare i nonni, o perché ci si scambiava una cartolina, o perché ci si mandava i saluti tramite i familiari.

Nel frattempo giungo alla fine dei miei anni di Seminario e inizio il mio primo ministero pastorale in una Parrocchia. Lì un giorno mi raggiunse la notizia che avevo perso un mio compagno di infanzia, che non rivedrò più. Sapevo della sua sofferenza. Ho pregato. Potrei ricostruire uno per uno i minuti di quella sera. Più tardi venni a sapere anche che pochi giorni prima mi aveva cercato per trovarmi. Mi dispiace di aver perso quell’occasione. I ricordi non vanno cancellati. Sono essi ad aiutarci ad essere riconoscenti. Dimenticare il passato, si dice, è dimenticare anche se stessi: e quella semplicità nel vivere quei tempi è un gran regalo che mi lasci, caro Alvise.

Ho pregato: il Signore della vita non ritrae mai i doni che ha dato. Per questo lo ringrazio, perché anche a me ha donato un po’ di te, amico Alvise. Ora sia lui a custodirti nella sua misericordia.

Da parte mia spero di rivederti, di non averti perso.

Nella Sua luce, nella Sua semplicità, torneranno a gioire insieme – io spero – i nostri cuori.

Grazie!

 

 

 

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