Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy
Marco Saettoni PDF Stampa E-mail

Era il mese di luglio del 2001 quando dopo una visita di controllo per il suo problema tiroideo con il prof. Aldo Pinchera, nella clinica di San Rossore, a Pisa, ci fu consigliato di far rimanere Alvise per una valutazione complessiva del suo stato di salute che in quel momento era molto fragile. E così, abbiamo conosciuto il dott. Saettoni, che allora faceva parte dell’equipe del prof. Cassano e che sin dai primi giorni conquistò la confidenza di Alvise ed instaurò con lui un buon rapporto. Poi nel tempo, qualche anno dopo la salita in cielo di Alvise, ho avuto il coraggio di riavvicinarlo e di farlo partecipe di alcune iniziative della Fondazione AlMa ed è così che è nato il libro “66 domande sui disturbi dell’umore”, che fa parte di questa stessa collana ed anche la sua partecipazione al ciclo di incontri “Liberare la mente: quale aiuto possibile” con la video registrazione di un suo intervento sul canale youtube  dedicato ad Alvise.

Negli anni poi Marco ha dato la sua disponibilità per visitare alcune persone che ci avevano chiesto aiuto ed è adesso in cantiere un ciclo di incontri da lui coordinato sul tema del disturbo bipolare. Un caro amico che oltre ad aver conosciuto e seguito Alvise in quel periodo così delicato e difficile è riuscito con la sua umanità e professionalità a dare molti stimoli ai progetti che la Fondazione è riuscita sinora ad avviare.

 

Un messaggio importante

 

Quando ho conosciuto Alvise ero un giovane specialista in psichiatria all'inizio di un dottorato di ricerca, e mi occupavo dei pazienti ricoverati per disturbi d'ansia e/o dell'umore in una casa di cura. Alvise si trovava lì per problemi di tiroide ed i colleghi ci chiesero una nostra valutazione. A parte la sua demoralizzazione per la diagnosi che gli avevano fatto e che lo costringeva ad una terapia ormonale sostitutiva, lo trovai anche sconfortato per le conseguenze della vitiligine.

Ci teneva molto alla propria immagine, ma sin dal primo colloquio mi colpì la vivace curiosità con cui chiedeva chiarimenti medici ed anche lo stupore con cui accolse le mie domande sui suoi stati d'animo, i loro sbalzi e i momenti di ansia che li accompagnavano.

Abbiamo poi più volte discusso su queste sue perplessità e su che cosa potevamo fare per tenere sotto controllo le oscillazioni del suo umore, ma la curiosità di entrambi e la fortuna di avere abbastanza tempo per parlare ci portava anche a confrontarci su temi a lui particolarmente cari: la vita universitaria, l'esperienza spagnola, gli interessi letterari.  Mi colpivano i cambiamenti espressivi, la luce che si accendeva nei suoi occhi quando toccava certi tasti e mi piace ricordare la sua brillante voglia di conoscenza, le acute argomentazioni, la voglia di confrontarsi, di capire sé e gli altri.

Mi fece leggere i suoi articoli, mi piacque molto quello su Lira ed Euro. La sua prosa era avvolgente e accattivante, acuta ed anche un po' polemica, cosa che risulta sempre gradita ad un toscano come me.  Il lavoro dello psichiatra si fonda su un continuo stimolo alla comprensione della mente altrui ed ogni volta è un'esperienza diversa. Possiamo vedere cento pazienti con lo stesso disturbo, ma per ognuno ci dobbiamo calare in una realtà unica e trovare per questa una via per alleviare la sofferenza. Si tratta di trovare una chiave precisa per quella serratura. Le persone come Alvise, i giovani brillanti e proiettati al futuro, con grandi energie e progettualità a volte sconfinata, ma anche con angosce, delusioni, contestazioni per le storture del sistema ti stimolano ancor di più. Così restiamo ancora più arrabbiati con noi stessi quando la situazione sfugge al controllo, accadono eventi imprevisti o incomprensibili che strappano un giovane alla vita. Alvise ci ha lasciato un messaggio importante, quello di far capire meglio che cosa sia la sofferenza psichica, il dolore che patisce il depresso, la tristezza angosciosa, il peso con cui percepisce la realtà esterna, il senso di impotenza, ma anche il rovescio della medaglia, l'agitazione, l'irrequietezza, l'irritabilità, la sottovalutazione dei rischi e le difficoltà a mantenere relazioni interpersonali stabili. Ci ha chiesto di parlarne direttamente, a chiare note, senza pregiudizi e vergogna per far sì che si arrivi prima possibile ad una cura per tutti, che non esistano più freni, timori e pregiudizi.

Alvise ci ha lasciato fisicamente ma la sua immagine di giovane curioso, volenteroso, indipendente, sensibile, altruista, schietto, disponibile rimarrà con me, con noi, con tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.

 

 

 

Il Tuo cinque per mille

 

Aggiornamento Raccolta Fondi 

 

 

La scelta di destinazione del 5 per mille e quella dell'8 per mille non sono alternative fra loro e non determina maggiori imposte da pagare. Il contribuente che riceve il CUD e che non è tenuto alla presentazione del modello Unico o non intende presentare il mod. 730, in quanto non ha altri redditi imponibili, può consegnare al datore di lavoro la sola scheda di destinazione del 5 per mille, nei modi e nei termini identici a quelli previsti per l'8 per mille.

  


Informazioni

Fondazione Alvise Marotta Onlus
Codice Fiscale: 90114620272
Via Colombo, 50
30173 Mestre - Venezia
Tel.: (+39) 041.610094
Fax.: (+39) 041.6396619

E-mail: info@alvisemarotta.org
Mappa del sito

Fondazione Alvise Marotta