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Alessia Correa PDF Stampa E-mail

La cara Alessia era la giovane amica di Alvise, sua collega di studi del dipartimento di Spagnolo. Ricordo bene il giorno della sua laurea, ed Alvise, che in quei giorni non stava molto bene, aveva voluto lo stesso partecipare alla festa che lei aveva organizzato. Quel pomeriggio con Alvise incontrai anche Domenico Sartore, docente a Ca’ Foscari, ma della facoltà di economia e  che mi è sempre stato vicino in questi anni, a volte molto difficili.

Alvise quel giorno  era felice per Alessia, per il risultato conseguito e non potrò mai dimenticare le tante volte che mi aveva parlato dei loro studi, dei loro docenti e della letteratura spagnola. Pochi giorni prima della salita in cielo di Alvise, Alessia era partita per la Spagna per un periodo di studio dopo aver fatto uno stage presso la Fondazione della Cassa di Risparmio di Venezia da me diretta, una opportunità che lui stesso mi aveva suggerito.

 

La gioia di averti conosciuto

 

Caro Alvise,

mi hanno chiesto di scrivere qualcosa su di te, il ricordo di una giornata trascorsa assieme, o qualsiasi altra cosa che potesse fare onore alla tua memoria.

Quanti ricordi sono tornati a galla, cose che da tempo erano prigioniere nel più profondo del mio cuore ed ora senza timore affiorano in superficie perché possa riviverle e, alcune di esse, condividerle con chi ti ha voluto bene, e te ne vorrà sempre, come me.

Mi sento fortunata a possedere questo bagaglio; non contiene soltanto quel dolore che nel momento in cui ho saputo che ci avevi lasciato mi era sembrato insuperabile ma anche la gioia di averti conosciuto, di aver condiviso con te, durante gli anni dell’università, lezioni di spagnolo, di aver riso con le tue imitazioni, di aver partecipato ad alcune occasioni di festa assieme.

Disorientata, mi ritrovo qui con te, in un dialogo, o meglio monologo, in cui non so ancora bene cosa voglio dirti. Ho preso in mano una e-mail che mi avevi spedito dalla Francia e che chissà perché avevo stampato e conservato in mezzo alle pagine di un diario, e che da quando non ci sei più conservo più che mai gelosamente. Indagavi il senso della vita, della felicità; cercavi attraverso letture di grandi autori le risposte agli interrogativi che da sempre hanno affascinato e spaventato l’uomo, ed eri attratto dal mistero che le avvolgeva; indagavi forse il perché del tuo vivere, cercavi il senso autentico delle cose e dei sentimenti.

Voglio citare alcune tue parole: “Dentro sono sempre alla ricerca delle felicità (…..) per capirne in parte l’essenza”. Cercavi le radici profonde dei Sentimenti e dei Valori e non ti bastavano né le risposte razionali né la parzialità delle stesse, anche se forse proprio tu avresti voluto razionalizzare dei concetti che solo la sensibilità riesce a percepire, ma che la ragione non può afferrare.

Non che il presente non ti piacesse, anzi…Avevi grandi ideali e progetti e numerosi interessi; tutto ti entusiasmava, ti catturava, ti commuoveva, ma non era sufficiente a soddisfare la tua curiosità. Forse proprio l’ansia del tuo cercare e l’angoscia dell’impotenza di fronte ai grandi interrogativi hanno fatto sì che tu lasciassi tutto, in un momento di stanchezza.

Ma a tutte le persone che hanno vissuto accanto alla tua solarità, e alle quali hai lasciato un vuoto, sicuramente impossibile da colmare, hai forse voluto dire che la morte non è che una porta che ti poteva condurre alla serenità.

Sicuramente tutti noi che ti abbiamo conosciuto vorremmo poterti rivedere, ed ognuno di noi, secondo il proprio credo, ti vuole immaginare nel cielo o nei fenomeni della natura come la pioggia o il vento. Ma ciò che realmente conta è che VIVI IN TUTTI NOI CHE NON TI DIMENTICHIAMO MAI.

 Quando te ne sei andato avevo scritto su un’agenda queste parole:

”Esistono due categorie di persone, i sognatori (detti illusi), che esprimono i desideri gettando una moneta in una fontana, e i realisti, o almeno razionali (disincantati, disillusi!!!), che non dubitano un solo istante se bagnarsi o meno gettandosi nella fontana a raccogliere la moneta. Tu facevi parte dei primi, e proprio questo ti ha portato a soffrire, ma questa tua maniera di aver attraversato il mondo servirà come guida e ammonimento a tutti coloro che avevano dimenticato l’importanza di credere ardentemente nei sogni.”

 

Mi querido Alvise, teníamos una misma passión, España, con sus colores, su musica y su literatura. Me despido de ti con una rima de Béquer:


Al brillar un relámpago nacemos,

y aún dura su fulgor cuando morimos:

tan corto es el vivir!

La gloria y el amor tras que corremos,

Sombras de un sueño son que perseguimos:

Despertar es morir!

 

Il Tuo cinque per mille

 

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