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Giacomo Pugni PDF Stampa E-mail

Ho ritrovato Giacomo negli ultimi anni, grazie alla rete Internet e credo siano, questi due che andrete a leggere fra poco, gli ultimi messaggi che ho ricevuto e che sono riuscito ad inserire in questa pubblicazione.

Per la verità nell’ultimo anno, come Giacomo, anche altri suoi compagni mi avevano promesso un ricordo scritto con qualche aneddoto particolare della loro amicizia ed oggi sono certo che quando leggeranno questo libro, prenderanno penna carta e calamaio e mi faranno pervenire un loro contributo.

E così quando vi sarà una nuova edizione di questa pubblicazione saremo in grado di leggere anche la loro testimonianza.

 

Era una sera d’estate

 

Ciao Alvise,

Sempre, quando passo nei pressi della nostra scuola, mi ricordo di te... era una sera d'estate, "l'epoca" del Parini era finita già da qualche anno e la vita ci aveva già separati un po' tutti.

Quella sera che ricordo sempre, ci incontrammo per puro caso a Jesolo, in mezzo a tutta quella gente fu proprio un caso fortunato incontrarci.

Ci salutammo e scambiammo due chiacchiere.

Eri felice, in compagnia di amici, sereno e sorridente, diverso anche nell'aspetto da come ti ricordavo ai tempi della scuola, quella sera eri solare.

Anch'io non ero il massimo dell'entusiasmo tra le mura di scuola, mi son sempre sentito un po' in prigione e non vedevo l'ora di liberarmene. Salutandoti pensai: anche lui è più felice...  come me.

Questo è il ricordo che ho di te e che mi piace pensare: quella sera, tu sorridente e senza pensieri.

Cosa sia cambiato poi, questo non lo so e non lo voglio nemmeno sapere, ma credo di aver capito, e capito soprattutto te.

Non voglio aggiungere altro in merito, dato che, come ho già scritto, nella mia mente resti a quella sera... ciao vecchio, un bacio grande!

 

 

La vita è così imprevedibile che a volte mi chiedo cos'è?

 

Alvise mi è sembrato un ragazzo molto sensibile e questo lo rendeva unico, una persona delicata forse, penso avesse bisogno di continui segnali da parte della gente, per sentirsi coinvolto nella società, per sentirsi complice agli altri, da ritenere come consensi, sapere di piacere come persona, come amico, di valere.

Tutti noi costituiamo un grosso valore, ma a volte ci sono dei momenti in cui abbiamo bisogno di sentircelo dire, di saperlo dagli altri, e più distanti sono le persone che ci apprezzano, escluso quindi parenti o amici stretti, più soddisfazione ci daranno.

Questo è un po' quello che ho immaginato, la sensazione che ho.

La vita è così imprevedibile che a volte mi chiedo: cos'è?

Forse niente, solo una struttura creata dal tempo, creato a sua volta dall'uomo e rovinata dall'uomo stesso. Anche la società in cui viviamo che razza di situazione è?

 

Ed è creata e voluta così da noi, abbiamo scambiato i principi con la materialità che ci dà solo un istante di piacere egoista che poi finisce lasciando sempre un vuoto.

 

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