Eleonora La Sala: Una bella amicizia Stampa

Mi pare di vederli, giovani e belli al sole. Sono proprio loro, ancora lì seduti sulla spiaggia insieme agli altri amici della loro compagnia, a giocare a carte, a ridere, a correre in mare per un tuffo. Poi insieme tutti in gruppo allontanarsi nella solita passeggiata sotto un sole accecante. E puntuali ritornare all’ombrellone. Sono passati tanti anni e ricordo anche le tante lettere che nel periodo invernale si scrivevano quando frequentavano le scuole medie superiori.

Una bella amicizia alla quale Alvise teneva molto.

 

Una bella amicizia

 

Ho da poco saputo e non volevo credere. Conobbi Alvise in vacanza a Jesolo, io ci andavo tutti gli anni con la mia famiglia e sapevo che anche Voi avevate un appartamento lì e che trascorrevate al mare buona parte delle Vostre vacanze. Tra me e Alvise era nata subito una bella amicizia, l’impressione che mi aveva fatto (e che ritengo tuttora) è quella di un ragazzo semplice, onesto, il classico “bravo ragazzo” che dava saggi consigli a me e alle mie amiche (di non far troppo tardi la sera in discoteca, di avere una vita sana, di fare il giusto riposo…), insomma era un ragazzo serio, responsabile, studioso e colto per la sua giovane età.

Inoltre mi ricordo che si giocava tanto a carte in spiaggia con lui, poi giocavamo a pallone, insomma era un tipo da compagnia, con cui ci si trovava bene.

Poi era un ragazzo molto educato e cordiale: anche alcuni dopo, quando io ero già sposata, ogni anno tornava nella mia spiaggia a salutare i miei genitori e si fermava a parlare con loro e io non c’ero quasi mai perché mio marito ha una casa in montagna e le ferie e i week-end prevalentemente li trascorrevamo lì.

L’ultima volta che l’ho incontrato è stata nel 2000, quando ho lavorato per tre mesi alla Winterthur. Mentre ero in pausa pranzo giravo per il Corso del Popolo e l’ho visto, era proprio diventato un uomo, era un bel tipo e mi raccontava che aveva continuato gli studi all’università, mentre io avevo trovato subito lavoro.

Anche io sono figlia unica, anche io sono nata nel 1977 e anche per questi motivi ho preso molto a cuore la sua vicenda, perché Alvise era proprio un ragazzo come me che non ha trovato la forza giusta per superare un problema che lo affliggeva.

 

A volte in questi casi si dice che anche i piccoli problemi possono diventare grandi se la persona che si trova ad affrontarli è un po’ insicura e dietro la facciata del bravo ragazzo studioso si nascondeva invece la figura di un ragazzo molto fragile che non ha saputo, o non è riuscito, a chiedere aiuto.