Ivan Ervas: Il mio migliore amico Stampa

Di sicuro il leader della compagnia jesolana. È così  che  conosco Ivan, da oltre venti anni, da quei mitici anni ’80 e Alvise dopo aver  partecipato, molti anni dopo, a Milano, alla sua festa di laurea, mi parlò di lui,  promuovendo un mio interesse per cercare di dargli una mano a “trovare lavoro”, così come faceva spesso con i suoi amici che di tanto in tanto mi segnalava.

Infatti ogni tanto mi ritrovavo a conoscerli un  po’ meglio e a fare un colloquio non propriamente professionale, che rivelava le incertezze e le ambizioni  tipiche di quella stagione d’età. Ma quando, nelle sue ultime settimane di vita, mi parlò di Ivan, che si era appena laureato, consegnandomi un suo curriculum vitae, sapendo  bene che era un suo caro amico, mi ero soffermato a cercare di capire come avrei potuto essergli utile e mi ero ripromesso di incontrarlo a breve per capire un po’ meglio a chi poterlo segnalare. Purtroppo non c’è stato il tempo e sono comunque felice  di sapere che Ivan oggi sia un affermato professionista molto bravo e conosciuto.

Ricordo anche che quando, pochi giorni dopo la salita al cielo di Alvise, mi misi a guardare fra le sue carte, l’unica scritta che mi pareva avere un senso del tutto particolare in quel momento furono alcune righe nella sua rubrica  vicino al nome di Ivan... una breve annotazione, fatta di suo pugno con una biro nera,  preceduta da una freccia che rinviava all’inizio della pagina: Umberto… Ivan è il mio migliore amico.  

 

Il mio migliore amico

 

Per la prima volta mi ritrovo di sera, con calma e delicatezza, che non mi contraddistinguono, a riaprire lettere richiuse ormai dal tempo.

La sensazione è strana, come di chi per la prima volta fa qualcosa di nuovo.  Caro Umberto, molti sono i ricordi che ho di Alvise, di te e di Renata.

Ci sono situazioni e pensieri che rimangono indelebilmente scritti in me e che nessuno potrà mai togliermi:

Alvise che suona la sera in spiaggia con la chitarra, Alvise che mi racconta del suo esame sostenuto, Alvise e le sue chiavi di casa e la mattinata passata insieme alla caserma dei carabinieri di Jesolo per denunciare la perdita, il furto del suo borsello in spiaggia, Alvise e i suoi modi differenti “di vedere”.

La malinconia di pensieri fra il triste e l’allegro mi riportano in un modo di essere fuori dalla quotidianità.

In Mirko e Francesco, amici che indubbiamente hanno fatto parte della vita di Alvise e tuttora della mia, rivedo piacevolmente la nostra infanzia, il nostro essere bambini, ragazzi, il passare del tempo.

Voglio riportare poche righe scritte da Alvise, il mio migliore amico, che ogni volta che le rileggo mi fanno pensare e sorridere:

 

“Il lavoro nobilita l’uomo, dicono. Anche questo 2000

se ne va; lo avevamo tanto atteso e già toglie il

disturbo. Cosa vuoi, la vita è così; è un mutevole tempo”

 

 

Alvise 16/12/2000 Montpellier.