Sara Cucchelli: Sai, Alvise è mio marito… Stampa

In ordine alfabetico è lei che appare per prima ma io ho sempre in mente l’intera compagnia, erano sempre insieme e le tante fotografie conservate me lo confermano, un bel gruppo unito che è cresciuto insieme. 

 

Sai, Alvise è mio marito

Ricordo bene il volto di Alvise, eppure io non ho una gran memoria visiva, per cui i particolari dei volti delle persone che non vedo per un certo periodo di tempo mi sfumano, li dimentico. Invece ricordo bene Alvise, i suoi occhi in particolare, e le espressioni che sapeva fare imitando un po’ tutti: un talento.

Ho conosciuto Alvise al mare, durante le vacanze estive jesolane. Da quando avevo 10 anni, con la mia famiglia, vi trascorro alcuni giorni delle vacanze estive ed è durante uno di questi soggiorni che ho conosciuto Alvise.

Durante la mia adolescenza le vacanze estive erano il momento più atteso di tutto l’anno e mai la trepidazione con cui le aspettavo è stata disillusa.

Negli anni infatti si era formata una compagnia di amici più o meno della stessa età, ragazzi e ragazze che come me trascorrevano con le famiglie la loro vacanza estiva a Jesolo: una bella comitiva che stava bene insieme tra scherzi, giochi, le prime serate in discoteca, gli amori, le lotte con i genitori per poter stare fuori la sera almeno fino a mezzanotte.

C’eravamo io, Lara, Chiara, Ivan, Francesco, Elisa, Mirko… e un giorno è arrivato Alvise.

Non ricordo bene come ci siamo conosciuti, ma è probabile che fosse stato Ivan ad invitarlo ad unirsi alla compagnia, in quanto Ivan era fatto così, conosceva chiunque, a volte anche persone poco raccomandabili, e poi le invitava ad uscire con noi.

Questo era un po’ il suo stile soprattutto con le ragazze, quanti cuori infranti… Ad ogni modo penso proprio di aver conosciuto Alvise grazie ad Ivan.

Alvise era però molto diverso dalle altre persone che Ivan incontrava, lui era grande.

Fu questa la prima sensazione che ebbi quando lo conobbi, una decina di anni fa, forse anche qualcosa di più: Alvise parlava da adulto, si atteggiava da adulto, aveva interessi da adulto e noi, poco più che adolescenti, stentavamo a capirlo, soprattutto noi ragazze.

Alvise parlava di cultura, di poesia e poi amava divertirsi come tutti gli altri, ma nel suo divertimento trovava anche lo spessore, il senso di quello che faceva, mentre noi eravamo forse un po’ più superficiali. All’epoca io, Lara, Martina, Chiara e anche la mia amica Anna, ci scontravamo spesso con lui, forse perché ci prendeva in giro con il suo fare da grande, un atteggiamento che ci irritava, visto che comunque per noi restava un ragazzino… in realtà non lo era, forse non lo è mai stato.

Durante gli anni dell’Università il mio rapporto con Alvise è notevolmente cambiato. Quando ci incontravamo a Jesolo avevamo qualcosa in comune che ci attirava entrambi: io ero cresciuta e, pure a me, cominciava a piacere l’idea di discutere con qualcuno di arte e poesia.

Tra l’altro studiavamo entrambi lingue straniere, soprattutto tutti e due studiavamo francese. I nostri scontri c’erano ancora e a volte più violenti di prima, ma ora l’oggetto delle conversazioni era la letteratura. Ancora riusciva ad indispettirmi come in passato perché aveva un fare da professore nei miei confronti:  non parlava con me ma mi insegnava ed io, che ero e sono molto permalosa, mi arrabbiavo.

In realtà perdevo sempre perché non avevo la capacità sua di vedere dentro alle cose, di leggerle in profondità e comprenderle, non sapevo inventare ed immaginare la poesia come faceva lui.

Così non uscivo mai vincitrice da una nostra querelle, tant’è che un giorno, poco prima della mia laurea, mi ricordo di avergli detto, un po’ scherzosamente, che l’avrei invitato a venire solo se mi avesse promesso di non intervenire in sede di discussione per contraddirmi! In realtà non lo avrebbe mai fatto, anzi forse avrebbe solo apprezzato il mio lavoro meglio di tanti altri. Alvise sapeva cos’era la poesia, e la faceva lui stesso. La mattina presto o il primo pomeriggio lo trovavo in spiaggia, sotto il suo ombrellone, a leggere qualcosa e ricordo che spesso lo sorprendevo con il libro in mano e con lo sguardo alzato a contemplare il mare.

Alvise  non leggeva solo la poesia, ma da questo suo guardare il mare, era evidente che cercava di sentirla, di viverla, di amarla, di gustarla. Non credo potesse fare a meno del mare, una persona come lui…

Alvise era un grande osservatore, prendeva in giro tutti, indistintamente imitando le persone della nostra spiaggia oppure personaggi famosi, sapendo cogliere i particolari di ciascuno e creando delle situazioni veramente esilaranti.

Si rideva con lui, e rideva grazie a lui anche Mariaclara, una ragazza portatrice del morbo di Down che sicuramente ricorda in modo particolare Alvise; alcune volte la sera Mariaclara usciva con la nostra comitiva; la si andava a prendere per mangiare un gelato insieme e per fare  una passeggiata lungo il corso principale.

Spesso andavo io a prendere questa ragazza che, incessantemente, fino al momento dell’appuntamento con gli altri, mi chiedeva se ci fosse Alvise quella sera, finché non lo vedeva arrivare, così si tranquillizzava e cercava di stare sempre con lui.

Un giorno, passeggiando con lei in riva al mare, mi disse: “Sai, Alvise è mio marito…”. Si è speciali quando si è in grado di regalare serenità e gioia a persone come Mariaclara.