Bruna Mapelli: Non lo dimenticherĂ² mai Stampa

 

Era l’anziana zia veneziana di Renata, in quanto sorella della nonna Tina, e ho avuto modo di conoscere zia Bruna, in famiglia la chiamavamo così, ancora prima di sposarmi, nel periodo in cui da un po’ di anni era andata in pensione dagli uffici dell’Enel, a due passi da piazzale Roma, dove era impiegata.

Abitava in una bella casa a due passi da Campo Santa Margherita, proprio vicino a Ca’ Foscari, a Venezia. Il suo appartamento aveva due finestre, sempre piene di fiori,  che davano proprio sul “Rio Nuovo” dove passava il vaporetto per Rialto. Infatti, la mattina quando passavo di lì andando in ufficio, appoggiato alla cabina del comandante, alzavo gli occhi con la speranza di poterla salutare ma non era mai affacciata alla finestra.

Comunque ogni tanto, quando al ritorno, nel tardo pomeriggio, facevo la strada a piedi, mi capitava di incontrarla, sia nel periodo in cui lavoravo presso la moderna sede della Cassa di Risparmio di Venezia in Campo San Luca, progettata dall’architetto Nervi (quello che tutti conosciamo per aver dato il nome alla Sala del Vaticano, dove il Santo Padre riceve ogni mercoledì i fedeli in udienza), che quando, qualche anno dopo,  tornavo dal bellissimo Palazzo Franchetti, ai piedi del ponte dell’Accademia, allora sede della Fondazione della Cassa di Risparmio di Venezia.

Un saluto, le classiche due parole e la promessa di rivederci presto, sapendo bene che ciò avveniva solo casualmente per strada o, appunto, dai nonni Boni, durante le classiche riunioni di famiglia a Pasqua e a Natale.

Ricordo anche che poco tempo dopo la salita al cielo di Alvise, era il 2003, era stata molto  male e allora andai a Venezia. Era molto debilitata, bianca in volto, magrissima nel letto della sua abitazione, e con l’aiuto di  due amici, dapprima con il motoscafo e poi con l’auto l’abbiamo portata all’ospedale di Mestre, dove è riuscita  in qualche tempo a riprendersi. 

Il tempo passa e Zia Bruna è salita in cielo tre anni fa, il primo giugno del 2009 ed io  conservo fra le cose care alcune fotografie di quelle giornate di festa, con Lei, Alvise ed i nostri familiari, ma anche questa lettera, queste poche righe  che mi danno ancora oggi la possibilità di ricordarla e di farla ricordare.

 

Non lo dimenticherò mai

 

Carissimi Renata e Umberto, ho ricevuto il vostro bigliettino di ringraziamento. Non Vi ho mai telefonato, perché non ne avevo il coraggio ma vi penso sempre.

Mai dimenticherò la bontà e la dolcezza di Alvise. Dovete sapere che l’ultima volta che l’ho visto è stato sul ponte a San Barnaba, forse usciva dall’Università, era con una ragazza, mi è passato avanti perché non  mi aveva visto. Io allora l’ho chiamato e lui di corsa è tornato indietro per venirmi a salutare e mi ha baciato.

Non lo dimenticherò mai.

Era un ragazzo troppo buono e sensibile, non era fatto per questo mondo. Vi penso sempre, non sono capace di dirvi altro.

Solo Dio può darVi la forza di continuare.

 

Vi abbraccio con tanto affetto.